Il panorama degli indossabili AI finora non è stato esattamente generoso con chi ci ha provato. Humane Ai Pin doveva sostituire lo smartphone e ha chiuso dopo un anno, il ciondolo Friend si è rivelato poco più di un esperimento curioso. Eppure c’è chi ci riprova, e stavolta il pedigree è di quelli che fanno alzare un sopracciglio: Button è il nuovo dispositivo creato da due ex ingegneri di Apple che hanno lavorato nientemeno che al Vision Pro.
Chris Nolet e Ryan Burgoyne hanno fondato una startup e messo in preordine questo piccolo oggetto dal nome disarmante. Il prezzo è di circa 160 euro, con spedizioni previste per dicembre, e il design richiama in modo dichiarato l’iPod Shuffle. Non è un caso: tutta l’estetica in alluminio spazzolato è pensata per rendere Button qualcosa che si ha davvero voglia di portare addosso. Nolet lo ha detto senza giri di parole, facendo un confronto diretto con Ai Pin, che a suo avviso “sembrava un po’ da nerd da indossare”. Button invece può essere agganciato come accessorio, messo in tasca, in borsa o anche nel vano portaoggetti dell’auto.
Il funzionamento è semplice quanto il nome. Si preme il pulsante, il chatbot AI integrato ascolta e risponde ad alta voce oppure tramite Bluetooth verso auricolari o occhiali smart. Niente microfono sempre attivo, niente ascolto passivo: il dispositivo funziona solo quando viene premuto. Nolet ha raccontato che l’idea di mettere la privacy al centro è nata da un’esperienza personale piuttosto inquietante, quando ha scoperto che qualcuno lo stava registrando di nascosto con un indossabile. “È una cosa che mi ha fatto davvero paura”, ha spiegato.
Velocità di risposta e confronto con la concorrenza
L’altro aspetto su cui i due fondatori hanno puntato forte è la velocità di risposta. In una dimostrazione, i tempi si sono attestati nell’ordine del secondo, ed è un dettaglio tutt’altro che secondario. Ai Pin veniva criticato proprio per le attese estenuanti, e qui sembra che il confronto diretto sia diventato un punto di forza. C’è anche la possibilità di interrompere il chatbot premendo di nuovo il pulsante, una funzione che chiunque abbia mai aspettato che un’intelligenza artificiale finisse di parlare può apprezzare parecchio.
Button non vuole sostituire lo smartphone, questo viene detto in modo esplicito. L’obiettivo è essere un dispositivo complementare ottimizzato per l’AI vocale. Il ragionamento di fondo è che ogni nuova tecnologia prima o poi trova il proprio hardware ideale, e forse l’AI vocale non si trova a proprio agio né sul PC né sullo smartphone. È una tesi interessante, anche se il mercato fino a questo momento non ha avuto molta pazienza con chi l’ha sostenuta.
Un segmento affollato ma ancora senza un vero vincitore
Button si inserisce in un contesto dove anche OpenAI sta lavorando al proprio hardware dedicato all’intelligenza artificiale, e dove i Ray-Ban Meta sembrano per ora il prodotto più vicino a qualcosa che le persone vogliono davvero usare tutti i giorni. Rispetto a questi ultimi, Button sceglie una strada radicalmente diversa: niente display, niente fotocamera, tutto concentrato su privacy e semplicità estrema. Il fatto che dietro ci siano persone che hanno già costruito hardware complesso come Vision Pro rappresenta quantomeno una garanzia di competenza tecnica solida.