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Bugatti V16 con cambio manuale: Rimac apre ai tre pedali

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Una Bugatti V16 con cambio manuale è passata dalla categoria delle fantasie da bar a quella delle ipotesi pronunciate ad alta voce da chi comanda, perché alla Monterey Car Week Mate Rimac, amministratore delegato del marchio, ha invitato gli appassionati a immaginare proprio quello: un sedici cilindri abbinato a tre pedali, e non a un finto manuale gestito dal software. Una frase, poco più, che è però bastata a far girare titoli entusiasti. Vale la pena separare quello che è stato davvero detto da quello che molti hanno voluto sentire.

Il contesto è quello della nuova era dei motori Bugatti, quella che si apre con il V16 aspirato e chiude definitivamente il capitolo W16. Interrogato sull’idea di un manuale, Rimac ha risposto con un secco “Sì, assolutamente”, aggiungendo poi quel dettaglio che cambia il peso della dichiarazione: sarebbe un “vero manuale”. Non una simulazione, non un artificio elettronico applicato a un automatico.

Perché la parola “vero” fa la differenza

L’insistenza su quell’aggettivo non è casuale, perché si mette in contrapposizione diretta con la strada scelta da Ferrari sulla 12Cilindri Manuale, dove la base rimane un cambio automatico e sopra ci viene costruita la sensazione della griglia e della frizione. Rimac invece parla di un pedale della frizione fisico e di una leva collegata a organi meccanici. Nessuna scorciatoia digitale. Detto questo, il numero uno di Bugatti si è fermato un attimo prima di promettere qualcosa di concreto: nessun progetto approvato, nessuna finestra temporale, nessuna indicazione su che tipo di vettura potrebbe ospitare quella trasmissione.

Potrebbe essere una V16 di serie, potrebbe essere un esemplare unico, potrebbe nascere dentro il programma Bugatti Solitaire, la divisione che si occupa delle commissioni più esclusive e costose del marchio. Un indizio interessante arriva proprio da lì: Destrier, la one off con motore W16 costruita sulla base della Bolide, dimostra quanta libertà progettuale abbia quel reparto. Però anche Destrier usa un doppia frizione con comandi al volante, il che ridimensiona un po’ l’entusiasmo. Se anche il reparto più libero di tutti non ha osato il manuale, quel V16 a tre pedali rimane per adesso un’idea sospesa.

Tourbillon non cambia e il manuale torna di moda a piccole dosi

Le parole di Rimac non spostano nulla per Bugatti Tourbillon, presentata con powertrain ibrido attorno al V16 aspirato e cambio a doppia frizione a otto rapporti. La vettura esposta a Carmel e a Monterey è quella, con i paddle dietro al volante, e non esiste alcun segnale che la versione di produzione possa guadagnare più avanti un pedale della frizione. Lo scenario più realistico, se mai dovesse concretizzarsi, è quello di una serie specialissima a volumi ridottissimi costruita sull’architettura V16, con la stessa logica che ha portato Destrier a chiudere l’epoca del W16. Uno schema già visto, in sostanza. E la Monterey di quest’anno ha confermato che il cambio manuale di nicchia interessa ancora diversi costruttori, dal sistema simulato di Ferrari fino a McLaren, che ha anticipato lo studio di una supercar con trasmissione manuale.

Quel che cambia davvero è la disponibilità dichiarata: se un cliente dovesse presentarsi a Molsheim chiedendo un sedici cilindri con la leva del cambio, ora esiste una presa di posizione pubblica del capo dell’azienda, favorevole al cento per cento. Non è poco, dopo anni in cui in questa fascia di mercato i paddle erano l’unica opzione contemplata. Nel frattempo, ogni hypercar Bugatti effettivamente ordinabile continua a montare un automatico o un doppia frizione, e la V16 manuale vive soltanto nelle parole di Rimac e nelle liste dei desideri di chi quelle auto le compra davvero, insieme ad altre esotiche manuali di cui si vocifera, tra cui una nuova supercar italiana con V8 e tre pedali.

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