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Brevetti in Europa: uffici piccoli ma risultati simili ai grandi

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Sui brevetti la ricerca europea mostra una fragilità che parte dalle dimensioni degli uffici incaricati di portare le scoperte scientifiche verso le imprese. Il 90,5% di queste strutture in Europa è piccolo o medio, ed è questo il dato principale di un’indagine condotta su 809 realtà e diffusa il 22 ottobre dall’Ufficio europeo dei brevetti (Epo), l’organizzazione che esamina le domande di tutela nel sistema continentale. Gli uffici, chiamati UTT, affiancano ricercatori e università nella protezione delle invenzioni e nella ricerca di aziende, investitori e partner commerciali. Lo studio porta anche la firma di ASTP, l’associazione europea dei professionisti del settore, e di Fraunhofer ISI, istituto tedesco che analizza i processi di innovazione.

Uffici piccoli, meno risorse ma risultati simili

Il trasferimento tecnologico comprende tutte le attività che trasformano un risultato di laboratorio in una tecnologia utilizzabile, in una licenza o in una nuova impresa. Qui la taglia pesa soprattutto sulla quantità di invenzioni gestite. Le strutture grandi, appena il 9,5% del campione, contano in media sei volte più personale delle più piccole e ricevono quasi 16 volte più segnalazioni. Operano inoltre in enti che spendono per la ricerca 23 volte di più, quindi il divario nasce già dalle risorse disponibili.

Una volta presa in carico un’invenzione, però, gli uffici piccoli e medi ottengono esiti paragonabili a quelli maggiori nel percorso verso un brevetto, una licenza o una nuova società. I centri più strutturati riescono a seguire più pratiche per addetto grazie a competenze specialistiche, procedure rodate e rapporti consolidati con le aziende. La sfida indicata dal rapporto riguarda proprio l’accesso a queste capacità per chi ha mezzi ridotti.

Nel frattempo la ricerca pubblica ha aumentato la propria presenza. Le domande europee che coinvolgono università, enti pubblici e ospedali scientifici sono passate da circa 3.200 nel 2006 a quasi 8.000 nel 2025. Germania, Francia e Regno Unito concentrano oggi circa il 55% del totale contro quasi il 64% di inizio periodo, mentre la crescita tocca anche Italia, Paesi Bassi e Spagna. Nel 2025 gli istituti europei comparivano tra i richiedenti del 34% delle domande di origine europea nelle biotecnologie, del 29% nelle tecnologie quantistiche e del 26% nella farmaceutica.

C’è poi la capacità degli atenei di mantenere i diritti nel tempo. Le domande depositate direttamente dalle università europee valgono circa il 9% dei brevetti europei, quota vicina a quella statunitense. Tra quelli di titolarità diretta degli atenei del continente, il 40,7% arriva a scadenza entro dieci anni, contro il 26,3% negli Stati Uniti. Una differenza che chiama in causa i costi di mantenimento, le strategie di protezione e le occasioni di sfruttamento economico.

Il Cnr guida la classifica italiana

In Italia il nuovo Data Desk, la piattaforma Epo che consente di confrontare i dati per istituzione e tecnologia, mette al primo posto il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) con 34 domande di brevetto europeo. Seguono il Politecnico di Milano con 29, l’Istituto italiano di tecnologia con 21, il Politecnico di Torino con 20 e l’Università degli Studi di Milano con 17. Si tratta di domande presentate, una fase diversa dalla concessione vera e propria. Il Cnr punta soprattutto su semiconduttori, tecnologie ambientali e ottica, il Politecnico di Milano su tecnologie mediche, sistemi di controllo e biotecnologie, l’Istituto italiano di tecnologia su tecnologie mediche, farmaceutica e chimica dei materiali. Torino spicca per macchine elettriche, energia e strumenti di misura, la Statale per biotecnologie e chimica dei polimeri.

L’altro fronte riguarda le società nate dalla ricerca accademica. Il Deep Tech Finder, archivio gratuito dell’Epo che collega startup, brevetti e investitori, censisce 289 spin off accademici italiani con almeno una domanda di brevetto europeo, numero che vale il sesto posto in Europa. L’89,6% è ancora nella fase iniziale, dopo la verifica della fattibilità tecnica e durante lo sviluppo dei prodotti. Solo 19 hanno raggiunto l’espansione, con nuovi investimenti, assunzioni e mercati più ampi, mentre nessuna rientra nella crescita avanzata. Circa il 3,8% è stato acquisito da aziende più grandi.

Tra le priorità il rapporto indica il rafforzamento delle competenze degli uffici, l’accesso ai finanziamenti, gli incentivi e la collaborazione tra università, enti e imprese di Paesi diversi, così da permettere anche alle strutture minori di trovare partner industriali e investitori. I risultati vengono presentati dall’Epo nell’incontro online del 22 ottobre dedicato al passaggio dalla ricerca al mercato.

Fonte: TecnoAndroid

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