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Da sempre gli esseri umani provano a scendere a patti con forze imprevedibili e misteriose, e oggi una domanda piuttosto curiosa si posa sull’intelligenza artificiale. Esiste davvero qualcosa di esoterico in queste tecnologie che scrivono, rispondono e sembrano quasi ragionare? Il parallelo con il passato è meno bizzarro di quanto possa apparire a prima vista, perché tiene insieme tre figure che raramente finiscono nella stessa frase. Sono i demoni, gli alchimisti e gli algoritmi.
L’idea di fondo è semplice. Le persone hanno sempre creduto nell’esistenza di entità ultraterrene dal comportamento difficile da prevedere e con queste presenze hanno cercato di trattare, di negoziare, di ottenere qualcosa in cambio. Non solo. In più di un caso hanno anche tentato di crearle con le proprie mani. Viene spontaneo chiedersi se l’IA rappresenti davvero una rottura con questa lunga storia oppure ne sia soltanto l’ultimo capitolo, scritto con un linguaggio diverso.
Intelligenza artificiale: patti con l’ignoto, ieri e oggi
Il rapporto con le entità imprevedibili ha sempre avuto una componente di contrattazione. Si offre qualcosa e si spera di ricevere qualcosa in cambio, senza mai avere la certezza assoluta del risultato. È un meccanismo antichissimo che attraversa credenze e culture diverse, ed è proprio questa incertezza a renderlo affascinante e allo stesso tempo inquietante.
Messa così, la somiglianza con il modo in cui molte persone interagiscono con l’intelligenza artificiale salta all’occhio. Si formula una richiesta, si attende una risposta e non sempre si sa con precisione che cosa uscirà dall’altra parte. Il sistema risponde secondo logiche che per la gran parte degli utenti restano opache, quasi come se dietro lo schermo ci fosse una presenza con regole tutte sue. Proprio da qui nasce l’accostamento con i demoni delle antiche tradizioni, figure con cui si stringevano accordi senza mai conoscerne fino in fondo la natura.
Dagli alchimisti agli algoritmi
Poi c’è l’altro versante della questione, forse quello più intrigante. Gli esseri umani non si sono limitati a cercare un dialogo con queste forze misteriose ma hanno provato anche a fabbricarle. L’immagine degli alchimisti chini sui loro esperimenti rende bene l’idea di un desiderio che attraversa i secoli, quello di dare vita a qualcosa che possa agire, rispondere o persino pensare in modo autonomo.
Gli algoritmi di oggi sembrano raccogliere quell’eredità, anche se con strumenti completamente diversi. Al posto di alambicchi e formule misteriose ci sono dati, calcoli e modelli matematici. Eppure l’ambizione di partenza ricorda da vicino quella di chi, molto tempo fa, inseguiva la possibilità di creare un’entità capace di muoversi oltre il controllo diretto del suo artefice.
Ed è esattamente in questo intreccio tra il bisogno di trattare con l’ignoto e la volontà di costruirlo che si inserisce l’IA. Gli esseri umani hanno sempre cercato di negoziare con le entità imprevedibili e ultraterrene in cui credevano, e allo stesso tempo hanno tentato di crearle. La domanda che emerge dal confronto tra demoni, alchimisti e algoritmi riguarda proprio questo, ossia se l’intelligenza artificiale sia davvero qualcosa di diverso.
Fonte: TecnoAndroid


