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Blue Origin prepara una capsula per astronauti: test con la NASA

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Una nuova capsula per astronauti firmata Blue Origin potrebbe entrare presto nel futuro dei voli umani in orbita bassa terrestre. La società di Jeff Bezos starebbe infatti lavorando a un veicolo pensato per trasportare equipaggi e garantire la continuità dei collegamenti con le future stazioni spaziali commerciali. Il progetto è emerso attraverso alcune indiscrezioni e potrebbe avere un peso rilevante per la NASA, che nei prossimi anni dovrà fare i conti con un possibile cambio degli equilibri nel settore dei trasporti spaziali.

Il nodo principale riguarda i piani di SpaceX, intenzionata a mandare in pensione Falcon 9, Crew Dragon e Dragon cargo all’inizio degli anni Trenta per concentrare le proprie energie su Starship. Se le cose dovessero andare davvero così, l’agenzia spaziale americana e gli operatori delle future stazioni private avrebbero bisogno di alternative solide per continuare a portare persone e rifornimenti in LEO, la sigla con cui viene indicata l’orbita bassa.

Space Vehicle, il progetto di Blue Origin per gli equipaggi

Secondo quanto trapelato, l’azienda avrebbe affidato a un gruppo ristretto di dipendenti lo sviluppo di una capsula destinata alle missioni orbitali con equipaggio. Il mezzo sarebbe identificato con un nome piuttosto essenziale, Space Vehicle, abbreviato in SV. Per ora mancano dettagli sulle caratteristiche tecniche, sulla capacità di trasporto e sulle tempistiche del debutto.

Le informazioni pubbliche sono poche, eppure il lavoro sembra già entrato in una fase concreta. Blue Origin starebbe collaborando con la NASA per alcuni test nella galleria del vento del Langley Research Center e per ulteriori prove presso l’Ames Research Center. Sarebbero stati provati anche i paracadute destinati al rientro, un componente cruciale per riportare gli astronauti sulla Terra in sicurezza.

A dare almeno una parziale conferma è stato Dave Limp, amministratore delegato della compagnia, che ha riconosciuto la correttezza delle indiscrezioni e ha spiegato che negli ultimi due anni l’azienda ha investito in modo significativo nelle tecnologie per il volo spaziale umano. Non si parla quindi di un’idea rimasta sulla carta, anche se molti aspetti del programma non sono ancora chiari.

Un punto di partenza potrebbe arrivare da New Shepard, il sistema che Blue Origin utilizza per i voli suborbitali con persone a bordo. L’esperienza accumulata nella progettazione di capsule abitate potrebbe tornare utile anche per il nuovo veicolo, ma il salto è tutt’altro che piccolo. Un volo suborbitale dura pochi minuti, mentre un mezzo destinato alla LEO deve rispondere a esigenze operative ben più complesse, soprattutto quando deve sostenere missioni di lunga durata.

Perché la NASA ha bisogno di più fornitori

L’eventuale arrivo di Blue Origin nel campo delle capsule orbitali con equipaggio contribuirebbe a diversificare l’offerta a disposizione della NASA e delle aziende che stanno realizzando stazioni spaziali commerciali. Il quadro attuale presenta infatti diverse incognite, a cominciare da Boeing e dalla sua Starliner, che deve ancora dimostrare di aver raggiunto la maturità necessaria per assicurare un servizio regolare e affidabile.

Un veicolo targato Blue Origin diventerebbe così un’alternativa preziosa, in particolare se il ritiro di Crew Dragon all’inizio del prossimo decennio dovesse diventare realtà. Per gli avamposti orbitali privati poter contare su più operatori significherebbe ridurre la dipendenza da un unico fornitore e mantenere collegamenti costanti con la Terra.

Nemmeno Starship, il colossale sistema di trasporto di SpaceX, si presta in modo immediato a sostituire Crew Dragon nel portare astronauti dalla superficie fino all’orbita bassa. Dimensioni e massa sono molto superiori a quelle di una capsula tradizionale, mentre l’ampio volume pressurizzato potrebbe servire ad altri scopi, incluso un possibile utilizzo come spazio abitabile in orbita.

Al momento Blue Origin non ha diffuso specifiche ufficiali né un calendario per Space Vehicle. I test già avviati e gli investimenti confermati da Dave Limp mostrano però che l’azienda sta sviluppando le tecnologie necessarie, mentre per conoscere i tempi in cui la capsula potrà trasformarsi in un’opzione reale per le missioni umane in orbita bassa terrestre servirà attendere nuovi dettagli.

Fonte: TecnoAndroid

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