Una delle più grandi capitali europee potrebbe dire addio alle auto nel giro di pochi anni. Berlino, quasi 3,9 milioni di abitanti, è al centro di un dibattito che sta facendo discutere mezza Europa: una proposta cittadina, potenzialmente destinata a sfociare in un referendum, punta a ridurre in modo drastico l’uso delle automobili private nelle strade della città. E quando si dice drastico, si intende davvero: l’idea prevede di consentire ai cittadini l’utilizzo del proprio veicolo per un massimo di dodici giorni all’anno. Niente mezze misure, insomma.
La proposta ha guadagnato credibilità concreta nel 2025, quando un tribunale ha emesso una sentenza che ha fatto storia: l’iniziativa è compatibile con la Costituzione tedesca, perché non esiste un diritto fondamentale all’uso dell’automobile. A quel punto, quello che sembrava un sogno un po’ utopistico si è trasformato in un percorso legale vero e proprio. I promotori sono attualmente impegnati in una raccolta firme per portare la questione davanti agli elettori, con la soglia minima fissata al 25% di partecipazione.
Chi sostiene la proposta racconta una Berlino prigioniera di un degrado silenzioso causato proprio dai mezzi a motore. Le auto, secondo questa visione, rendono il trasporto pubblico meno efficiente, le strade meno sicure e l’aria decisamente peggiore. A questo si aggiunge un argomento economico tutt’altro che secondario: i promotori sottolineano come progetti infrastrutturali recenti abbiano richiesto investimenti da centinaia di milioni di euro per coprire appena pochi chilometri di asfalto dedicato alle vetture. Ridurre la presenza delle auto significherebbe restituire spazio vitale ai berlinesi e migliorare la qualità della vita quotidiana.
Dubbi e criticità: chi rischia di più?
Ovviamente non è tutto rose e fiori. Anzi, le perplessità sono parecchie. Molti osservatori temono che una restrizione così severa possa trasformarsi in una misura che colpisce soprattutto le fasce più deboli della popolazione. Chi vive nelle periferie di Berlino e dipende dal veicolo privato per raggiungere il posto di lavoro si troverebbe in seria difficoltà. Senza un potenziamento strutturale dei servizi di trasporto e politiche abitative capaci di accorciare la distanza tra casa e ufficio, il rischio concreto è quello di accentuare le disuguaglianze urbane già esistenti. C’è persino chi critica l’iniziativa perché la ritiene non abbastanza radicale, dato che non affronta i nodi profondi della povertà e delle carenze del trasporto pubblico.
Una città già poco motorizzata
Va detto però che Berlino parte da una posizione di vantaggio rispetto a tante altre capitali europee. Già oggi circa due persone su tre non possiedono un’auto, e il tasso di motorizzazione non raggiunge il 33% della popolazione. La rete di trasporti pubblici è molto strutturata, le piste ciclabili formano una trama fitta e capillare, e i residenti hanno progressivamente imparato a preferire mezzi alternativi, anche spinti da una crescente consapevolezza ambientale. Un dato su tutti: mentre la popolazione è cresciuta di 300.000 unità rispetto al 2014, il numero di immatricolazioni è rimasto sostanzialmente stazionario.