Vai al contenuto
Offerte

Bennu, gli isotopi dei campioni NASA raccontano il Sistema Solare

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

er capire come si è formata la Terra bisogna guardare lontano, verso quei piccoli corpi rocciosi che vagano nello spazio da miliardi di anni. Bennu è uno di questi, e i campioni prelevati dalla sua superficie e riportati a terra dalla missione NASA OSIRIS REx stanno restituendo qualcosa di molto vicino a una fotografia chimica del Sistema Solare primordiale, cioè di quell’epoca remota in cui i pianeti non esistevano ancora e tutto era una grande nube di materiale in movimento.

Non è un caso che lo studio degli asteroidi sia considerato una delle strade più promettenti per ricostruire le origini del nostro pianeta. Molti di questi oggetti hanno conservato quasi intatta la memoria di un momento preciso della nascita del sistema solare. Custodiscono elementi ancestrali che sulla Terra sono stati rimescolati, trasformati o cancellati nel corso del tempo, e proprio per questo hanno ancora molto da raccontare a chi sa come interrogarli.

Gli isotopi come impronte digitali del passato

A occuparsi dei frammenti di Bennu è stato un gruppo di ricercatori guidato da Maria Schönbächler dell’ETH di Zurigo. Il lavoro si è concentrato su tre elementi in particolare, ovvero ferro, titanio e cromo, e sui loro isotopi. Detto in parole semplici, gli isotopi sono versioni dello stesso elemento che si distinguono per un diverso numero di neutroni nel nucleo. La chimica resta la stessa ma la “firma” cambia, ed è qui che le cose diventano interessanti.

Ogni materiale porta infatti con sé una combinazione particolare di isotopi, un po’ come le impronte digitali che distinguono una persona dall’altra. Leggendo queste proporzioni gli scienziati riescono a risalire alla provenienza di una roccia e a ricostruirne la storia, capendo da quale zona del giovane sistema solare arrivi e quali processi abbia attraversato prima di finire compattata in un asteroide. Nel caso dei campioni di Bennu l’analisi di ferro, titanio e cromo permette proprio questo tipo di indagine a ritroso nel tempo.

Una somiglianza sorprendente con Ryugu e le condriti CI

Quello che rende Bennu così prezioso per la ricerca è anzitutto la sua composizione. I dati mostrano infatti una forte somiglianza con quella di Ryugu, l’asteroide visitato dalla missione giapponese Hayabusa2, un altro corpo roccioso da cui sono stati raccolti campioni per capire le origini del sistema solare. La parentela non si ferma qui perché il materiale di Bennu ricorda molto da vicino anche le condriti CI, una famiglia di meteoriti piuttosto rara e particolarmente apprezzata dagli studiosi per il suo carattere primitivo.

Il dettaglio che colpisce di più riguarda però il modo in cui questo materiale è organizzato. I campioni riportati da OSIRIS REx rivelano una miscela estremamente uniforme di componenti che provengono da regioni differenti del giovane Sistema Solare. Non si tratta quindi di un blocco nato in un solo punto e rimasto isolato, ma di un insieme di ingredienti arrivati da zone diverse e poi mescolati in modo sorprendentemente omogeneo, un indizio importante su come circolava la materia nelle prime fasi di formazione del sistema planetario.

Proprio questa combinazione di somiglianze con Ryugu e con le condriti CI, unita a una distribuzione così regolare dei materiali, fa di Bennu uno dei testimoni più affidabili di quel periodo in cui il Sole era giovane e i pianeti, Terra compresa, dovevano ancora prendere forma a partire da polveri e frammenti di origini diverse.

Fonte: TecnoAndroid

Condividi:
122 Condivisioni