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Batteria auto scarica: come ricaricarla senza smontarla

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Trovarsi davanti a un’auto che non vuole saperne di partire per colpa della batteria scarica è una delle seccature più comuni, ma non sempre serve correre dal meccanico. Nella maggior parte dei casi è possibile caricare la batteria dell’auto senza scollegare i morsetti e senza nemmeno smontarla dal vano motore. Di solito il problema si presenta quando la vettura resta ferma per settimane o mesi e l’accumulatore si svuota lentamente. Diverso il discorso se la batteria ha semplicemente raggiunto la fine del suo ciclo di vita, perché in quel caso la sostituzione diventa inevitabile.

Sul mercato esistono moltissimi modelli di caricabatterie per auto, con prezzi che vanno da meno di 45 euro fino a oltre 180 euro. Il funzionamento è quello che ci si aspetta, che si tratti di un modello economico o di uno più sofisticato: ricaricano la batteria con calma, nell’arco di diverse ore. Ci sono però alcuni passaggi fondamentali da rispettare per fare tutto in sicurezza.

Il primo passo per caricare la batteria dell’auto è quasi banale. Bisogna aprire il cofano e individuare l’accumulatore. Sulle vetture più datate si trova in genere su un lato del motore ed è facile da riconoscere, mentre sulle auto più recenti può essere nascosto sotto una copertura in plastica da rimuovere. In alcuni casi non si trova nemmeno nel vano motore, come accade sull’Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio, che lo ospita nel bagagliaio.

Batteria auto scarica: come collegare il caricabatterie nel modo corretto

Una volta trovata la batteria, il caricabatterie va collegato alla presa di corrente assicurandosi che sia spento. A quel punto si aggancia il cavo rosso al polo positivo e la pinza nera al polo negativo. Con una batteria completamente scarica collegare il cavo negativo direttamente al morsetto è generalmente sicuro, ma esiste un metodo ancora più prudente.

Su quasi tutti i veicoli moderni il polo negativo è collegato direttamente al telaio. In questo modo i costruttori non devono portare un cavo di ritorno separato dalla batteria a ogni singolo componente, perché la scocca stessa fa da filo di ritorno comune, con un impianto elettrico più semplice e più leggero. Proprio per questo si può ricaricare la batteria collegando la pinza nera a un punto del telaio. Agganciarla direttamente al morsetto negativo, infatti, potrebbe generare una scintilla e perfino un’esplosione, anche se si tratta di un’eventualità poco probabile.

Avviatore portatile e mantenitore di carica, le alternative

Quando tutto è collegato basta accendere il dispositivo e aspettare, seguendo sempre le istruzioni del produttore. L’operazione è quasi semplice come mettere in carica lo smartphone. Per chi ha fretta e si ritrova con la batteria a terra esiste un’altra soluzione, cioè un avviatore portatile. Questi strumenti costano in genere di più, ma forniscono energia sufficiente per mettere in moto la vettura senza dover attendere ore.

Chi usa l’auto di rado può invece puntare su un mantenitore di carica, capace di tenere la batteria sempre piena e pronta all’uso. Un esempio è il Noco Genius 2X2, che funziona sia come caricabatterie tradizionale sia come mantenitore ed è in grado di gestire due batterie contemporaneamente. I modelli più evoluti possono restare collegati alla batteria a tempo indeterminato, monitorando il naturale ritmo di scarica e aggiungendo energia solo quando serve.

Fonte: TecnoAndroid

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