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Autovelox non censiti: Codacons attacca duramente le amministrazioni locali
Il censimento degli autovelox non è soltanto un atto amministrativo, ma un passaggio fondamentale per garantire legalità e rispetto delle norme. Il governo punta a registrare tutti i dispositivi attivi, verificarne la conformità e accertare quali rispettino realmente i requisiti tecnici previsti per l’omologazione. La ricognizione sarà effettuata su scala nazionale, includendo anche la dimensione regionale e locale. Lo scopo è quello di costruire un quadro unico e trasparente, che metta al centro la sicurezza dei cittadini e la correttezza delle sanzioni. Solo strumenti regolari, correttamente autorizzati, dovranno essere utilizzati per multare chi infrange i limiti imposti.
Le reazioni al provvedimento non si sono fatte attendere. Il Codacons ha lanciato un’accusa diretta alle amministrazioni locali, definendo “gravissima” la mancata trasmissione dei dati sui dispositivi di controllo della velocità. Secondo l’associazione dei consumatori, il caos normativo ha portato il Ministero a bloccare il decreto sull’omologazione, lasciando campo libero ai ricorsi. Senza un censimento chiaro, le multe emesse da apparecchi approvati ma non regolarmente omologati vengono annullate in automatico da prefetti e giudici di pace.
Il sospetto è che alcuni Comuni stiano ritardando volutamente la comunicazione per non rinunciare agli incassi generati dalle sanzioni. Una situazione aggravata da un dato allarmante, ovvero che oltre il 59% degli autovelox fissi attivi è stato installato prima del 2017. La percentuale sale al 67% nel caso dei dispositivi mobili. Una mancanza di controllo che rischia di minare la credibilità dell’intero sistema.









