La sonda Lucy della NASA ha portato a casa una scoperta che cambia parecchio le carte in tavola sull’asteroide Donaldjohanson: c’era acqua liquida, un tempo, su questo corpo celeste che vaga nello spazio. I dati raccolti durante il sorvolo raccontano una storia ben più movimentata di quanto si pensasse, e ci sono anche dettagli sulla superficie che lasciano qualche perplessità tra chi studia questi sassi cosmici.
Cosa ha trovato la sonda Lucy durante il sorvolo
Le informazioni arrivate dal flyby parlano chiaro. L’asteroide Donaldjohanson in passato ha ospitato acqua liquida, e questo è il punto che ha catturato subito l’attenzione. Non stiamo parlando di un oceano, ovviamente, ma di tracce che indicano la presenza di acqua allo stato liquido in epoche remote. Un dettaglio che, per chi prova a ricostruire la storia del nostro sistema solare, vale parecchio.
La missione Lucy della NASA è stata pensata proprio per questo, per andare a curiosare tra asteroidi che di solito restano lontani dai riflettori. E i risultati iniziano ad arrivare, uno dopo l’altro, con dati che aprono domande nuove invece di chiuderne di vecchie.
I crateri che spariscono più in fretta del previsto
C’è poi un secondo elemento che ha fatto alzare più di un sopracciglio. I piccoli crateri sulla superficie dell’asteroide stanno scomparendo a un ritmo più veloce di quanto ci si aspettasse. Una cosa che, detta così, può sembrare un dettaglio tecnico, ma che in realtà dice molto sui processi che modellano questi corpi celesti nel corso del tempo. I crateri, di norma, raccontano l’età e la storia degli impatti subiti da un asteroide. Se spariscono più rapidamente del previsto, significa che qualche meccanismo sta rimodellando la superficie in maniera continua, cancellando le tracce dei vecchi colpi ricevuti. Capire perché succede è uno dei compiti che adesso spetta agli scienziati impegnati nella missione Lucy.
L’asteroide Donaldjohanson si conferma quindi un oggetto molto più interessante di quanto il suo aspetto, all’apparenza anonimo, lasciasse immaginare. Tra le tracce di acqua antica e i crateri che si dissolvono, ogni dato raccolto dalla sonda della NASA aggiunge un pezzo al puzzle.