La fantascienza ci ha abituati a vedere realizzato, decenni dopo, ciò che un tempo sembrava pura invenzione letteraria. Eppure tra tutti gli autori che hanno saputo guardare lontano ce n’è uno che continua a sorprendere, e proprio in queste settimane il suo nome torna prepotentemente d’attualità grazie ad Artemis II. Si parla di Jules Verne, lo scrittore francese che, con un anticipo davvero difficile da spiegare, aveva messo nero su bianco qualcosa che assomiglia in modo impressionante a una missione lunare dei giorni nostri.
Il dettaglio curioso è che non si tratta di vaghe suggestioni. Quando Verne scriveva, l’uomo non aveva ancora la più pallida idea di come si potesse arrivare fin lassù. Mancavano i razzi, mancava la tecnologia, mancava praticamente tutto. Eppure lui aveva già immaginato la scena nei minimi particolari, e oggi rileggere quelle pagine fa un certo effetto.
Tre uomini, una capsula e un viaggio verso la Luna
I due romanzi che fanno tornare il nome dello scrittore sulla bocca di tutti sono Dalla Terra alla Luna, pubblicato nel 1865, e il suo seguito Intorno alla Luna, uscito nel 1869. In entrambi viene raccontata la vicenda di tre uomini chiusi dentro una capsula e spediti verso il nostro satellite naturale. Tre persone a bordo, esattamente come nelle missioni che la NASA sta preparando oggi. E non è l’unica coincidenza.
Verne immaginava un viaggio che, a leggerlo adesso, sembra ricalcare quasi punto per punto la struttura della missione Artemis II. Una capsula, un equipaggio ridotto, una traiettoria pensata per raggiungere la Luna e poi tornare indietro. Tutto questo più di un secolo prima che l’essere umano riuscisse davvero a posare un piede sulla superficie lunare, e ben prima che esistessero le agenzie spaziali così come le conosciamo.
Il punto interessante è proprio questo. Lo scrittore non si limitò a buttare lì un’idea fantasiosa, ma costruì un racconto con una precisione tale da anticipare elementi che oggi ritroviamo nelle missioni reali. Il numero degli astronauti, il concetto di capsula, la rotta verso la Luna e il ritorno sulla Terra. Sono tutti tasselli che combaciano in maniera sorprendente con quanto si vedrà nei prossimi mesi.
Difficile dire se si trattò di pura intuizione, di calcoli azzardati o semplicemente di un’immaginazione fuori dal comune. Resta il fatto che, leggendo quelle pagine scritte nell’Ottocento, è impossibile non pensare a ciò che gli ingegneri e gli astronauti stanno mettendo a punto in questo momento. Una sovrapposizione che, a distanza di oltre centocinquant’anni, continua a far discutere e a riportare l’attenzione su un autore capace di vedere il futuro molto prima degli altri.