Il ritorno sulla Luna è tornato a essere qualcosa di concreto, non più solo un sogno da documentario. Con lo splashdown perfetto nell’oceano Pacifico di questo fine settimana, i quattro membri dell’equipaggio di Artemis II sono rientrati sulla Terra dopo un viaggio di 10 giorni intorno alla Luna. Un’impresa che nessuno tentava da oltre 50 anni.
“Non ho ancora assimilato quello che abbiamo appena fatto, e mi spaventa perfino l’idea di cominciare a farlo“, ha dichiarato Victor Glover durante una conferenza stampa a Houston, in Texas. Insieme a Reid Wiseman, Christina Koch e Jeremy Hansen, Glover ha partecipato a un viaggio che ha superato il record di distanza stabilito da Apollo 13 nel 1970, raggiungendo i 406.771 chilometri dalla Terra. Nel momento di massimo avvicinamento, la capsula Orion si è trovata a circa 6.550 chilometri dalla superficie lunare. Gli astronauti hanno individuato crateri lunari non ancora catalogati, e uno di questi è stato chiamato “Carroll”, in omaggio alla defunta moglie del comandante Wiseman. Hanno anche assistito a un’eclissi solare dal lato nascosto della Luna e, a quanto pare, osservato lo schianto di sei meteoriti sulla superficie.
Per la Nasa il risultato forse più importante è stato spingere un equipaggio umano così lontano nello spazio e riportarlo a casa sano e salvo, con una tecnologia molto diversa da quella dell’era Apollo. Qualche inconveniente tecnico c’è stato: un guasto al bagno, una perdita di elio nel sistema di propulsione di Orion, un problema a Outlook. Niente però che abbia costretto a interrompere la missione o messo in pericolo l’equipaggio.
Le prossime tappe del programma Artemis
Ora c’è un solo obiettivo: il ritorno sulla Luna. Ma la nuova amministrazione della Nasa, guidata da Jared Isaacman, ha modificato la tabella di marcia, e il futuro del programma Artemis appare leggermente diverso da quello immaginato in origine.
Il prossimo passo sarà Artemis III, prevista per la metà del 2027, che anche in questo caso non porterà astronauti sulla superficie lunare. La missione servirà a testare operazioni critiche in orbita, in particolare il rendezvous e l’attracco tra la capsula Orion e i moduli di atterraggio sviluppati da partner commerciali come SpaceX (Starship Hls) e Blue Origin (Blue Moon). L’idea è verificare sistemi e procedure prima di tentare un allunaggio vero e proprio. Non è ancora chiaro se i test si svolgeranno nell’orbita terrestre bassa o in quella alta, ma sarà comunque una missione con equipaggio.
“Completata la missione Artemis II, l’attenzione si sposta ora con fiducia sull’assemblaggio di Artemis III e sui preparativi per tornare sulla superficie lunare, costruire una base e non lasciare mai più la Luna“, ha dichiarato Isaacman in conferenza stampa.
I due Human Landing System (Hls) attualmente in fase di sviluppo hanno ancora parecchia strada da fare. Blue Moon non è ancora stato testato in orbita, e Starship, pur avendo completato due voli di prova suborbitali, non ha dimostrato capacità di rifornimento al di fuori della Terra né dispone di un sistema di supporto vitale.
Se tutto procederà secondo i piani, il passo successivo sarà Artemis IV, che realizzerebbe il primo allunaggio con equipaggio. Prevista per la fine del 2028, la missione porterà gli astronauti nell’orbita lunare a bordo di Orion, da cui si trasferiranno su un modulo di atterraggio commerciale per scendere verso il polo sud della Luna. Più avanti, il programma si concentrerà sullo sviluppo di infrastrutture a lungo termine, sia in orbita che sul suolo lunare, con una base prevista per il 2032. Le missioni successive, da Artemis V in poi, dovrebbero ampliare le operazioni in superficie, trasportare attrezzature e costruire gradualmente una presenza stabile, oltre a preparare le future missioni verso Marte. Secondo Isaacman, è previsto almeno un volo lunare all’anno.
La questione dei fondi
Far girare una macchina del genere richiede soprattutto risorse economiche. Attualmente il budget della Nasa si aggira intorno ai 22,5 miliardi di euro per l’anno fiscale 2026, pari a circa lo 0,3% della spesa federale degli Stati Uniti. L’attuale Casa Bianca ha proposto tagli significativi all’agenzia, nell’ordine del 23%, che porterebbero il budget a circa 17,3 miliardi di euro. Il Congresso però non li ha approvati. Indipendentemente dai tagli, i programmi di esplorazione con equipaggio come Artemis dovrebbero continuare a ricevere finanziamenti rilevanti.
