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La storia dietro il nome e il logo di Applesfera comincia molto prima di quanto si possa immaginare, in un tempo in cui iPhone non era ancora nemmeno un progetto concreto. Sono passati 7.430 giorni dal primo articolo pubblicato, anche se all’epoca il blog non era pubblico e non aveva neppure un nome. Da quel lontano 2006 sono arrivati migliaia di articoli, milioni di parole e centinaia tra analisi, notizie e tutorial. Eppure, di quello che si nasconde dietro il marchio, non era mai stato raccontato niente.
Quando Applesfera rischiava di chiamarsi ZumoDeApple
Il nome sembra accompagnare questo progetto da sempre, come se fosse nato già così. E in effetti è andata proprio così, ma prima di arrivare alla scelta definitiva ne sono passati parecchi sul tavolo. Quando tutto era ancora un’idea nelle mani di Antonio Ortiz, fondatore di Weblogs SL e Xataka, e di Pedro Aznar, direttore di Applesfera, il nome era l’ultimo tassello mancante. C’erano già piani per gli articoli, qualche testo scritto e tante intenzioni, ma il battesimo vero e proprio tardava ad arrivare.
Alla discussione parteciparono anche altre firme dell’epoca, dal mitico Javier Penalva, che ancora oggi collabora con le recensioni su Xataka, fino a ex colleghi come Pol Solé, Carlos Caridad, Fernando Doutel e Oscar J. Baeza. I favoriti iniziali erano tre: Macatak, EcosistemApple e Una Cosa Más. Il primo era una specie di strizzata d’occhio a Xataka, il blog di casa.
Poi però il brainstorming è degenerato, come capita spesso. Qualcuno, forse stanco della tempesta di idee via email, arrivò a proporre addirittura Microsoft. Uno scherzo memorabile. Altri nomi meno riusciti finirono in lista, tra cui il famigerato ZumoDeApple. Nell’elenco completo comparivano cose come Appleniak, Appleman, BigMac (per evitare grane con la catena di hamburger del clown), iTunos, MenInMac, MacMatao, Macosfera, NadaMac, UniversoApple e molti altri ancora.
Il logo nascosto nella tastiera del Mac
Fu il 20 aprile 2006, alle 13:20, che per la prima volta comparve il nome destinato a restare. Una mail, tre parole e un indirizzo web: cosa ne pensate di www.applesfera.com? Pedro Aznar aveva centrato il bersaglio. Il dominio era libero e il nome funzionava alla perfezione. Nessuno obiettò. Apple come omaggio all’azienda, e sfera come contenitore di tutto ciò che le ruota attorno. Da lì in poi, la scelta era irreversibile.
Il primo logo, quello del 2006, era una mela rossa morsicata che in realtà nascondeva il volto sorridente di Finder, il gestore di file di macOS. Un design forse poco rifinito, un po’ datato oggi, ma con un suo fascino tutto legato a quell’Internet ancora selvaggio dei primi anni Duemila.
Due anni dopo arrivò invece il logo che resiste ancora oggi, dal 2008. E qui c’è il dettaglio più curioso: è la parte superiore sinistra del simbolo del tasto Command, con una fogliolina aggiunta sopra. Un due in uno, che rende omaggio ad Apple e allo stesso tempo ricorda una mela. Il simbolo ⌘ fu standardizzato da Susan Kare, storica designer di Apple negli anni Ottanta, che lo recuperò da un libro di iconografia internazionale dove indicava un luogo di interesse, un segnale usato da decenni nei paesi scandinavi.
Chiunque possieda un Mac quel logo lo vede ogni giorno, spesso senza saperlo, proprio sulla tastiera. Command è uno dei tasti più importanti e distintivi rispetto a Windows, dove invece regna il Control. Nomi e loghi possono cambiare, ma quello che ha davvero definito questi vent’anni è ciò che viene pubblicato ogni giorno e la comunità che ha continuato a leggere, a mettere in discussione e ad accompagnare il progetto.










