Apple avrebbe accantonato il sogno dell’auto elettrica, ma quello spirito ambizioso non è scomparso del tutto. Anzi, sembra essersi spostato altrove. Una recente domanda di brevetto depositata dal colosso di Cupertino lascia intravedere un progetto piuttosto riservato legato ai droni, con un obiettivo molto concreto: evitare che intere flotte volanti mandino in tilt le reti mobili. Insomma, la parola chiave qui è gestione del traffico, perché quando tanti dispositivi parlano contemporaneamente con le antenne, qualcosa rischia di rompersi.
Apple: perché uno sciame di droni può intasare le reti 4G e 5G
Il punto di partenza è semplice da capire. Un drone in volo non sta mai zitto, per così dire. Mentre cambia altitudine e posizione, scambia di continuo una marea di dati con le antenne più vicine. Si parla di parametri tecnici come RSRP, cioè la potenza del segnale ricevuto, RSRQ che riguarda la qualità, e poi il SINR, che misura la chiarezza del segnale rispetto al rumore di fondo. A questi si aggiungono i report sui fasci, ovvero i dettagli precisi su come le antenne vengono puntate.
Il problema nasce proprio qui. Ogni drone carica questi file pesanti verso tutte le torri che gli stanno attorno, e quando i droni sono tanti il risultato è una valanga di segnalazioni. Tradotto: congestione di rete. È come se centinaia di persone provassero a parlare tutte insieme nella stessa stanza, sovrapponendosi e rendendo impossibile capirsi. Il brevetto Apple punta esattamente a mettere ordine in questo caos.
Le tre soluzioni pensate da Apple
La proposta dell’azienda si muove su tre fronti distinti. Il primo riguarda i momenti in cui avviene un semplice evento di rete, per esempio il passaggio da una connessione 5G a una 4G o viceversa. In questi casi il drone non dovrebbe scaricare tutti i pesanti registri di dati, ma limitarsi a comunicare un solo identificativo, il cosiddetto Cell ID, cioè il codice univoco della torre interessata. Meno informazioni, meno traffico inutile.
La seconda idea introduce una soglia. In pratica il drone tiene il conto di quante antenne ha contattato in un certo arco di tempo. L’invio completo dei dati scatta soltanto quando quel contatore raggiunge il valore prestabilito. Niente trasmissioni continue e disordinate, ma un caricamento mirato al momento giusto.
Il terzo punto affina ulteriormente questo meccanismo. L’idea è assegnare una frequenza specifica a ogni registro di dati e poi monitorare la richiesta di invii in arrivo. Una sorta di sveglia unica valida per tutte le frequenze, invece di tante singole sveglie che suonano a casaccio. Una volta superata la soglia impostata, il drone invierebbe un unico report completo, eliminando quella raffica di segnalazioni continue e imprevedibili che oggi sovraccaricano il sistema.