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Apple contro OpenAI: stop ai presunti segreti durante la causa

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La disputa legale tra Apple e OpenAI sui presunti segreti commerciali sottratti a Cupertino ha appena vissuto un passaggio decisivo. Durante un’udienza federale la società guidata da Sam Altman ha accettato volontariamente di non utilizzare quelle informazioni finché il procedimento resterà aperto. Non è stata una scelta casuale, visto che è arrivata subito dopo che il giudice aveva lasciato intendere di essere “molto probabilmente” pronto a concedere un’ingiunzione contro l’azienda.

La causa e le accuse incrociate

Tutto comincia nel luglio scorso, quando Apple si rivolge al tribunale distrettuale per il distretto nord della California puntando il dito contro due ex dipendenti, Chang Liu e Tang Tan. Secondo l’accusa i due avrebbero consultato e riutilizzato in modo improprio dati riservati per accelerare lo sviluppo dell’hardware consumer di OpenAI. Tan, un tempo vicepresidente a Cupertino e oggi responsabile dell’hardware della startup, avrebbe spinto i candidati durante i colloqui a condividere dettagli confidenziali. In alcuni casi sarebbero stati portati perfino prototipi e altri materiali di progettazione, mostrati in vere e proprie sessioni dimostrative organizzate dai dirigenti della società.

La posizione di Chang Liu è diversa. Dopo otto anni in Apple come ingegnere elettrico senior dei sistemi non avrebbe mai restituito il portatile aziendale e lo avrebbe usato per scaricare materiale protetto.

Il quadro si è complicato ulteriormente lo scorso 14 ottobre. OpenAI ha depositato una nuova mozione sostenendo che un ex dipendente, passato dalle sue fila a quelle di Apple, avrebbe inviato a un account personale oltre 100 file riservati legati a un dispositivo hardware non ancora uscito, per poi presentare il prodotto ai vertici di Cupertino. La replica della Mela è stata netta. L’azienda ha dichiarato di non aver trovato alcuna prova a sostegno e ha ricordato di vietare ai nuovi assunti l’uso di informazioni riservate dei precedenti datori di lavoro.

La società di Altman non si è fermata qui e ha messo sotto accusa anche le pratiche interne di Apple. A suo dire l’azienda avrebbe incoraggiato i dipendenti a lavorare tramite il proprio iCloud personale. Un errore di autenticazione avrebbe inoltre lasciato a Liu l’accesso ai sistemi aziendali anche dopo le dimissioni, rendendo di fatto impossibile collegare quell’accesso a un furto deliberato. In parallelo OpenAI ha chiesto di archiviare del tutto la causa, sostenendo che Apple non avrebbe individuato segreti specifici ma soltanto categorie generiche di informazioni sull’hardware.

L’udienza davanti al giudice Davila e i prossimi passi

All’udienza presieduta dal giudice Edward Davila c’erano due nodi da sciogliere. Da una parte la richiesta di Apple di un’ordinanza che costringesse OpenAI a smettere subito di usare i presunti segreti sottratti, dall’altra la domanda di archiviazione avanzata dalla rivale. Quando Davila ha fatto sapere di essere orientato a concedere l’ingiunzione, OpenAI ha preferito non attendere la decisione formale e si è impegnata spontaneamente a non sfruttare le informazioni rivendicate da Apple per tutta la durata del processo.

L’accordo prevede anche la raccolta di immagini forensi dei dispositivi di 14 dipendenti che potrebbero custodire dati riservati di Cupertino. Il giudice avrà piena autorità per far rispettare questi impegni e in caso di inadempienza OpenAI rischierà sanzioni decise dal tribunale. L’intesa non equivale a un’ammissione di responsabilità, però affida alla corte federale un potere di controllo diretto su una delle controversie tecnologiche più delicate del momento.

Davila ha comunque ridimensionato alcune pretese di Apple. La richiesta di ispezionare ogni dispositivo e archivio potenzialmente contenente segreti commerciali è stata definita una pretesa enorme, decisamente eccessiva. L’avvocato della Mela, John M. Desmarais, ha allora ristretto il campo d’azione precisando che i controlli riguarderanno un gruppo limitato di ex dipendenti. In OpenAI, ha spiegato, non ci sono “400 mele marce” ma soltanto “qualche mela marcia” già individuata.

Già il giorno prima dell’udienza il giudice aveva ordinato la consegna di immagini forensi, delle liste di controllo e dei copioni usati nei colloqui con candidati provenienti da Apple, dei relativi riassunti e dei messaggi inviati da Liu a un ex collega a partire da gennaio. Sono state invece respinte le richieste di accesso ai documenti di ricerca su finiture metalliche, gestione dell’energia e batterie, che restano nell’ambito della normale fase istruttoria.

Fonte: TecnoAndroid

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