La vicenda intorno al blocco di Anthropic continua a complicarsi, e adesso entra in scena un nome pesante come Amazon. Quello che era partito come un sospetto su una possibile falla nel software, attribuita a gruppi cinesi vicini al governo di Pechino, ha preso una piega diversa nelle ultime ore. Al centro di tutto ci sono i modelli di intelligenza artificiale più recenti dell’azienda, finiti dentro una rete di accuse e restrizioni che sta avendo conseguenze concrete sul lavoro quotidiano dei ricercatori.
A far scattare la reazione, secondo quanto emerso, sarebbe stata un’indagine interna condotta proprio dal colosso dell’ecommerce. Un’iniziativa che avrebbe poi spinto il governo degli Stati Uniti a chiudere l’accesso alle ultime tecnologie sviluppate da Anthropic. I protagonisti di questo braccio di ferro sono i nuovissimi Fable 5 e Mythos 5, due modelli che si sono ritrovati nel mirino di una direttiva sui controlli alle esportazioni. Il risultato è stato netto: l’azienda ha dovuto interrompere i rapporti con i clienti stranieri e, cosa ancora più curiosa, con una fetta del proprio personale impegnato nella ricerca.
Il documento tecnico e la difesa di Anthropic
Stando a fonti giornalistiche americane, l’amministratore delegato di Amazon, Andy Jassy, avrebbe sollevato di persona forti preoccupazioni sulla sicurezza nazionale durante alcuni incontri con i vertici della Casa Bianca. Il tutto poggia su un documento tecnico in cui gli esperti dell’azienda mostrano come, usando una serie precisa di indicazioni testuali, sia possibile portare Fable 5 a elaborare e restituire dati sensibili. Informazioni che, in teoria, potrebbero essere sfruttate per organizzare attacchi informatici.
Forse è stata proprio questa prospettiva a innescare la mossa di Washington, sfociata in un ordine restrittivo immediato che vieta l’uso di queste tecnologie. Una decisione che ha generato una situazione quasi assurda dentro Anthropic, dove molti scienziati e sviluppatori di punta sono nati all’estero e si sono visti tagliati fuori da un software che, fino al giorno prima, stavano loro stessi perfezionando.
La replica dell’azienda non si è fatta attendere. Anthropic ha respinto le accuse parlando di una valutazione distorta e facendo notare che le stesse vulnerabilità presenti nel codice si possono rintracciare anche usando altri sistemi concorrenti già a disposizione del pubblico, come GPT 5.5. Diversi analisti indipendenti hanno dato man forte a questa tesi, lasciando intendere che dietro la scelta del governo possano nascondersi vecchie tensioni politiche.
Vecchie ruggini e il sospetto di una ritorsione
Il sospetto, a dire il vero, era già nell’aria. Basti pensare a quanto accaduto sulla questione dell’uso dell’AI di Anthropic per la sorveglianza di massa o per la gestione di armamenti autonomi. L’azienda guidata da Amodei si era opposta con fermezza a questi impieghi, e da lì erano arrivati provvedimenti restrittivi piuttosto duri da parte del Dipartimento della Difesa.