Il tuo smartphone Android nasconde molta più tecnologia di quanta ne immagini ogni volta che lo prendi in mano per scattare una foto o mandare un messaggio. La verità è che dietro lo schermo si nasconde una piccola officina di sensori, pronta a trasformare il telefono in qualcosa di sorprendentemente diverso da come lo usiamo di solito.
Pensare a un Android come a un semplice strumento per social, video e chat è riduttivo. Oltre a processore, memoria e fotocamere, questi dispositivi montano una serie di sensori che lavorano in silenzio per gestire funzioni ormai date per scontate. Accelerometro, giroscopio, magnetometro, microfono e sensore di luminosità girano costantemente in background, rendendo possibili cose come la navigazione GPS, la rotazione automatica dello schermo o la regolazione della luce in base all’ambiente. Con le app giuste, però, gli stessi componenti possono diventare qualcosa di molto più curioso, una specie di mini laboratorio da tenere in tasca.
Il microfono che diventa un fonometro
Quasi tutti usano il microfono per chiamate, note vocali e registrazioni. Eppure si tratta anche di un sensore acustico piuttosto raffinato. Con applicazioni come Sound Meter il telefono si trasforma in un misuratore di rumore, capace di stimare il livello sonoro di un ambiente in tempo reale. I valori compaiono in decibel e l’app fornisce statistiche su minimo, massimo e media.
Comodo, per esempio, per confrontare quanto facciano rumore due elettrodomestici, controllare il ronzio del computer o capire quanto sia disturbante la postazione di lavoro. Ovviamente non parliamo di uno strumento professionale. I microfoni degli smartphone non sono calibrati per misure certificate, quindi i numeri vanno presi come indicazioni di massima. Per i confronti casalinghi, però, l’affidabilità basta e avanza.
Luce e temperatura, due misurazioni a portata di app
Pochi sanno che il sensore di luminosità, quello che regola in automatico la luce dello schermo, può servire anche ad altro. Con app come Light Meter il telefono si comporta come un piccolo luxmetro, cioè uno strumento che misura la quantità di luce presente in una stanza. I valori vengono mostrati in lux e aiutano a capire se uno studio, un ufficio o una scrivania siano illuminati come si deve. In genere, per leggere o lavorare al computer, si consigliano livelli tra 500 e 750 lux.
È una misurazione utile anche per chi tiene piante in casa e vuole verificare se ricevono abbastanza luce naturale nel corso della giornata. Come per il fonometro, niente precisione da laboratorio, ma per l’uso quotidiano va più che bene.
Poi c’è la funzione forse più curiosa, quella del termometro. App come Real Thermometer provano a stimare la temperatura ambientale sfruttando i sensori termici interni e algoritmi dedicati. Qui però i limiti si fanno sentire parecchio. Quei sensori nascono per monitorare la temperatura interna del dispositivo, non quella dell’aria intorno. Se il telefono è stato usato a lungo, è sotto carica o sta al sole, i risultati ballano. Lo scarto rispetto a un termometro classico può arrivare a diversi gradi, quindi meglio considerarli numeri indicativi e nulla più.
Quanta tecnologia c’è davvero là dentro
Rumore, luce e temperatura sono solo l’inizio. La maggior parte degli Android integra anche accelerometro, giroscopio, magnetometro e, in molti casi, persino un barometro. Componenti che il sistema operativo usa di continuo ma che l’utente raramente sfrutta in prima persona.
Chi ha voglia di curiosare può installare Physics Toolbox Sensor Suite, una piattaforma che dà accesso praticamente a tutti i sensori del telefono e ne mostra i dati in tempo reale. È uno dei modi migliori per rendersi conto di quanta tecnologia sia stipata dentro uno smartphone moderno.