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AMD Ryzen 9 3950H, il chip fantasma spunta su PassMark

Un processore con un nome che sulla carta grida potenza ma che dietro nasconde tutt’altro. È quello che è saltato fuori dal database di PassMark, dove è comparso un chip identificato come AMD Ryzen 9 3950H Edition, sigla che però non trova alcun riscontro nel catalogo ufficiale dell’azienda. Il nome fa subito pensare a un modello mobile di fascia alta, roba da top di gamma. Peccato che i numeri raccontino una storia completamente diversa.

Il benchmark ha registrato una sola unità, e già questo dovrebbe far drizzare le antenne. Non a caso la piattaforma stessa assegna ai risultati un margine di errore piuttosto ampio. La configurazione rilevata parla di sei core e sei thread, 3 MB di cache L2 e 8 MB di cache L3. Valori che, diciamocelo, con un moderno Ryzen 9 hanno davvero poco a che fare.

Il Ryzen 9 3950H Edition somiglia tanto a una vecchia APU Renoir

I punteggi ottenuti sono di quelli che non lasciano molti dubbi. Il processore ha totalizzato 8.700 punti nel test multithread e 1.730 punti in quello single thread. PassMark ha anche misurato una frequenza base intorno ai 2,37 GHz e ha rilevato una GPU Radeon integrata, capace di arrivare a 2.142 punti nel test G3D Mark. Numeri onesti per il loro tempo, ma niente che ricordi le prestazioni di un chip di ultima generazione.

Qui arriva la parte interessante. Specifiche e frequenze coincidono quasi alla perfezione con il Ryzen 5 4500U, una APU mobile Renoir a 7 nm arrivata sul mercato nel ormai lontano 2020. Anche quel modello monta sei core senza SMT, 3 MB di cache L2, 8 MB di cache L3 e una frequenza base ufficiale di 2,3 GHz. La parte grafica, poi, integra sei Compute Unit Radeon con clock fino a 1,5 GHz. Una sovrapposizione che difficilmente può essere una coincidenza.

Cosa c’è davvero dietro questo chip misterioso

Il sistema usato per il test montava 32 GB di memoria DDR4-2666, divisi in due moduli da 16 GB, insieme a un’unità da 512 GB marchiata SOOONER. Il campo dedicato alla scheda madre risulta vuoto, e questo dettaglio non è banale. Potrebbe trattarsi di un mini PC senza marchio noto, di un prodotto OEM oppure di un sistema ricondizionato rimesso in circolo.

C’è un aspetto tecnico che aiuta a capire meglio la faccenda. PassMark, attraverso il CPUID, riesce a verificare elementi fisici come core, thread e quantità di cache, ma non può certificare che il nome commerciale sia autentico. La stringa identificativa del processore viene infatti programmata dal BIOS, quindi può essere tranquillamente modificata con un firmware personalizzato. Basta un po’ di manina sul sistema e il gioco è fatto.

La spiegazione più credibile, a questo punto, è che si tratti proprio di un Ryzen 5 4500U o di una APU Renoir strettamente imparentata, infilata dentro un sistema OEM o ricondizionato. Le ipotesi di un identificatore OEM personalizzato o di un engineering sample restano sul tavolo, per carità. Ma la corrispondenza esatta nel numero di core, nella quantità di cache e nella frequenza di base fa pendere l’ago della bilancia verso la tesi più semplice, ovvero un Ryzen 5 4500U semplicemente rinominato.

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