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Cosa succede al gigante Amazon in Italia?
La mossa del Tar era stata un tentativo di mediazione che, col senno di poi, è apparso un po’ troppo timido per entrambe le parti. I giudici avevano confermato che Amazon avesse effettivamente abusato della sua posizione, ma avevano deciso di “scontare” la maxi-multa, portandola dai mastodontici 1,1 miliardi iniziali a circa 752 milioni di euro. Per una persona comune si tratta di cifre astronomiche, ma nel mondo dei giganti tecnologici la questione non è solo economica, è di principio e di strategia commerciale. L’Antitrust non ha digerito questo sconto, considerandolo ingiustificato rispetto alla gravità delle accuse, mentre Amazon continua a giocare la carta dell’innocenza totale, puntando a veder sparire anche l’ultimo centesimo di quella sanzione. Ma perché siamo arrivati a questo scontro frontale? Tutto ruota attorno al cuore pulsante dell’impero di Jeff Bezos: la logistica. L’accusa dell’Agcm è pesante e riguarda il modo in cui Amazon avrebbe spinto i venditori terzi a utilizzare il proprio servizio di spedizione, il celebre Fulfilled by Amazon. Secondo l’Autorità, il sistema era architettato in modo che chi non passava attraverso i magazzini di Amazon finisse inevitabilmente in serie B. Senza la logistica ufficiale, ottenere il magico bollino Prime o avere una visibilità decente durante i grandi eventi come il Black Friday diventava una missione quasi impossibile. Questo, agli occhi dei regolatori, non è semplice efficienza, ma un modo per tagliare fuori i corrieri concorrenti e dominare il mercato con regole scritte su misura. Dall’altra parte della barricata, Amazon risponde con una narrazione diametralmente opposta. Per loro, il servizio di logistica è solo un’opzione che garantisce l’eccellenza che i clienti Prime si aspettano. Sostengono che il mercato sia vivo e vegeto, citando la concorrenza di altri marketplace e spiegando che nessuno obbliga i venditori a scegliere i loro magazzini. Eppure, i numeri dicono che in Italia il divario tra Amazon e gli altri è enorme, e questa posizione di forza è proprio ciò che spaventa il Garante. Con il Consiglio di Stato chiamato ora a mettere la parola fine, la sensazione è che questa partita non riguardi solo una multa, ma il modo in cui i giganti del web potranno muoversi in futuro nel nostro Paese.Fonte: TecnoAndroid








