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L’intelligenza artificiale ha cambiato il modo in cui usiamo computer e servizi online, e ormai quasi tutti hanno provato almeno una volta un chatbot. C’è chi ne fa un uso smodato, e poi ci sono applicazioni generative molto più pesanti nel campo dei video e delle immagini, senza dimenticare gli impieghi professionali di ogni giorno. Il risultato è che la richiesta di energia per far girare i giganteschi data center che eseguono questi algoritmi è cresciuta a un ritmo difficile da controllare.
Ogni nuova generazione di modelli ha bisogno di sempre più elettricità, e in parecchie zone del mondo le reti elettriche non riescono ancora a stare al passo con questa fame di energia. Ogni grande azienda del settore prova a rispondere a modo suo. Oltre al ritorno di interesse verso il nucleare, tornano protagoniste anche tecnologie che si pensava di poter mettere da parte pian piano. E non senza qualche polemica.
Una nuova centrale a gas naturale destinata quasi solo ai data center
Il caso più recente riguarda Amazon, che sta sostenendo la costruzione di una nuova centrale elettrica a gas naturale nella contea di Pecos, in Texas. L’impianto sarà destinato quasi esclusivamente ad alimentare un nuovo campus di data center, e già questo dettaglio dice molto sul peso energetico che comportano queste infrastrutture.
Secondo quanto emerso, la struttura dovrebbe contare su 35 turbine a gas capaci di fornire fino a 7,65 gigawatt di potenza. Un numero che, per capirci, corrisponde alla capacità di diversi grandi impianti elettrici nazionali messi insieme. Non si tratta quindi di un progetto marginale, ma di un investimento che punta a garantire una quantità enorme di energia dedicata al funzionamento dell’intelligenza artificiale.
Il tema tocca da vicino il dibattito sulle emissioni e sull’impatto ambientale legato alla crescita dei sistemi di calcolo. Da una parte c’è la necessità concreta di alimentare i modelli sempre più esigenti, dall’altra il ricorso a fonti come il gas naturale riporta al centro discussioni che sembravano ormai avviate verso soluzioni diverse. Il progetto in Texas, con la sua scala fuori misura, mostra bene quanto il fabbisogno energetico dei data center stia diventando una questione tutt’altro che secondaria.
Il richiamo al gas, in questo scenario, non è un ritorno al passato per scelta, ma piuttosto una risposta pratica a una domanda che le infrastrutture attuali faticano a coprire. Le 35 turbine previste raccontano proprio questo tipo di esigenza, dove la priorità è avere potenza disponibile e stabile per far girare i campus dedicati ai carichi di lavoro più pesanti.










