La questione delle visite aliene è tornata al centro del dibattito, e non per caso. Il governo statunitense ha reso pubblici centinaia di casi UAP che fino a poco tempo fa erano classificati, mentre nelle sale è arrivato il nuovo film di Steven Spielberg, Disclosure Day. Due eventi che hanno rimesso in circolo una vecchia domanda, capace di affascinare e dividere allo stesso tempo. Possibile che civiltà extraterrestri abbiano già messo piede sul nostro pianeta?
La scienza, a guardare bene, invita alla prudenza. Non perché manchi la fantasia, ma perché ci sono tre ostacoli concreti che rendono questo scenario parecchio difficile da sostenere. E vale la pena fermarsi su ciascuno, senza fretta.
Il primo riguarda i viaggi spaziali. Le distanze in gioco sono semplicemente enormi, fuori dalla portata di qualsiasi immaginazione quotidiana. Anche viaggiando a velocità prossime a quelle della luce, attraversare lo spazio che ci separa da altri sistemi stellari richiederebbe tempi lunghissimi. Una traversata del genere comporterebbe sfide tecniche che, allo stato attuale delle conoscenze, restano insormontabili. Non basta volerlo, insomma, serve una fisica che oggi nessuno sa come piegare.
Energia e biologia, gli altri due nodi
C’è poi la questione dell’energia. Spostare un mezzo attraverso distanze cosmiche, e farlo in tempi accettabili, richiederebbe una quantità di risorse difficile persino da concepire. Parliamo di livelli energetici che vanno ben oltre ciò che una civiltà, per quanto avanzata, potrebbe gestire con facilità. È uno dei motivi per cui l’idea di un viaggio interstellare di routine appare, allo stato dei fatti, più vicina alla finzione che alla realtà.
Il terzo punto è forse il meno scontato e tocca la biologia. Un organismo vivente, qualunque sia la sua forma, dovrebbe sopravvivere a un tragitto che potrebbe durare generazioni intere. Le condizioni dello spazio profondo, dalle radiazioni all’assenza di gravità, mettono a dura prova qualsiasi struttura organica conosciuta. Pensare che un essere biologico possa affrontare un simile percorso e arrivare a destinazione in buone condizioni significa scontrarsi con limiti che la natura, per come la conosciamo, fatica a superare.
Tutto questo non cancella il fascino del tema, né spegne la curiosità che da sempre accompagna l’idea di non essere soli nell’universo. I casi UAP desecretati continuano a stimolare domande legittime, e il cinema fa la sua parte nel tenere viva l’attenzione del pubblico. Ma una cosa è l’interesse, un’altra è la plausibilità fisica di un contatto già avvenuto.
Le civiltà extraterrestri, ammesso che esistano, dovrebbero aver risolto problemi che oggi appaiono ben oltre la nostra comprensione. Viaggi, energia e biologia formano una barriera difficile da aggirare, almeno con le leggi che governano il cosmo per come le conosciamo adesso. La distanza tra il desiderio di credere e ciò che la scienza considera possibile resta, per ora, considerevole.