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Nel cuore dell’Alaska preistorica si trova quella che oggi viene considerata l’abitazione più antica delle Americhe, un sito datato a circa 13.800 anni fa che potrebbe custodire anche le tracce dei primi cani domestici del continente. La scoperta riguarda il bacino del fiume Tanana, una zona che migliaia di anni fa rappresentava un vero e proprio crocevia per le comunità umane che si muovevano in quelle terre fredde e sconfinate.
Parlare di casa, in un contesto così remoto, può sembrare quasi strano. Eppure è proprio questo il punto. Non si tratta di un semplice accampamento di passaggio ma di un luogo che gli studiosi interpretano come una vera dimora, uno spazio vissuto e abitato. E il fatto che sia il più antico finora noto in tutte le Americhe lo rende un tassello prezioso per chi cerca di ricostruire la vita quotidiana delle antiche popolazioni arrivate nel Nuovo Mondo.
Il bacino del fiume Tanana come centro di vita
La regione attraversata dal fiume Tanana non era un angolo isolato. Al contrario, questo territorio dell’Alaska viene descritto come un punto nevralgico, un luogo dove l’attività umana era intensa e continua. Gli antichi abitanti lo frequentavano con regolarità e lo avevano trasformato in una sorta di polo di riferimento per la loro esistenza.
Proprio questa concentrazione di presenze rende il sito così significativo per l’archeologia. Un’area molto frequentata tende infatti a lasciare più tracce, e ogni traccia diventa un frammento utile per capire come vivevano quegli uomini e quelle donne. La datazione a quasi quattordicimila anni fa colloca l’insediamento in un’epoca lontanissima, quando il paesaggio e il clima erano profondamente diversi da quelli attuali.
Avere a disposizione un’abitazione così antica permette di guardare al passato con occhi diversi. Non più soltanto oggetti sparsi o resti isolati ma un contesto domestico, con tutto ciò che questo comporta in termini di organizzazione dello spazio e di abitudini condivise. In pratica, quella che emerge è l’immagine di persone stabilmente legate a un luogo preciso dell’Alaska.
Il possibile legame con i primi cani domestici
C’è poi un altro aspetto che rende questo ritrovamento particolarmente interessante. Nel sito potrebbero trovarsi infatti quelli che sarebbero i più antichi cani domestici delle Americhe. Il condizionale resta d’obbligo, perché si parla di una possibilità e non di una certezza assoluta, ma l’ipotesi basta da sola ad accendere l’attenzione degli studiosi.
Il rapporto tra esseri umani e cani è uno dei più antichi e duraturi della storia. Trovare le prime testimonianze di questa convivenza proprio all’interno di un’abitazione preistorica aggiunge un significato ulteriore alla scoperta. Gli animali, in quel caso, non sarebbero stati semplici presenze occasionali ma compagni inseriti nella vita quotidiana della comunità, all’interno dello stesso spazio domestico.
Se l’ipotesi venisse confermata, il bacino del Tanana diventerebbe un riferimento fondamentale non solo per la storia degli insediamenti umani ma anche per quella della domesticazione nel continente americano. Due primati che, messi insieme, raccontano di una casa abitata circa 13.800 anni fa da persone che forse condividevano le proprie giornate con i loro cani, in una delle zone più frequentate dell’Alaska preistorica.
Fonte: TecnoAndroid


