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Dal 1° ottobre 2026 gli airbag Takata diventano un ostacolo concreto alla revisione auto. Chi possiede un veicolo con un richiamo ancora aperto e classificato a rischio grave non potrà più cavarsela mostrando la semplice prenotazione dell’intervento in officina. Lo stabilisce il decreto direttoriale n. 229 del 2 luglio 2026 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, pensato per spingere gli automobilisti a sostituire in fretta i dispositivi difettosi e ridurre così i rischi su strada. I numeri spiegano bene il perché di questa stretta: in Italia i veicoli coinvolti sono stati circa 4 milioni e circa 1,25 milioni risultavano ancora in circolazione con airbag potenzialmente pericolosi.
Perché gli airbag Takata sono pericolosi e cosa prevede la nuova regola
Il punto debole è il generatore di gas, cioè il componente che gonfia il cuscino al momento dell’urto. Con il passare degli anni può deteriorarsi per colpa del caldo intenso, dell’umidità e degli sbalzi termici. In caso di incidente l’attivazione rischia di essere anomala e l’involucro può rompersi proiettando frammenti metallici nell’abitacolo, con conseguenze anche gravi per chi viaggia a bordo. Da qui la scelta delle autorità di rendere più severe le verifiche sulle vetture interessate dai richiami.
Con la nuova disciplina, davanti a un richiamo non ancora chiuso, la revisione può concludersi con esito “Ripetere”. Il controllo andrà quindi rifatto dopo aver risolto il problema. Per alcune auto scatta poi la misura Stop Drive, che impone di lasciare il veicolo fermo fino alla riparazione. Le due situazioni vanno tenute ben distinte perché non tutti i richiami Takata comportano in automatico il divieto di circolare. Quando però arriva uno Stop Drive va rispettato anche se la revisione precedente risulta ancora valida.
I modelli da controllare marca per marca
Questi dispositivi sono finiti su moltissime vetture di costruttori diversi, soprattutto quelle prodotte negli anni Duemila e nel decennio successivo. Ecco i modelli che compaiono nelle campagne di richiamo e che meritano una verifica:
- Citroën: C3, C4 e C Zero
- DS: DS3, DS4 e DS5
- Opel: Astra, Vectra, Signum, Cascada, Meriva, Mokka e Zafira
- Chevrolet: Aveo, Cruze, Orlando e Trax
- Peugeot: iOn
- Nissan: Almera, Almera Tino, Tiida, Teana, Maxima QX, X Trail, Navara, Patrol, Terrano, Pathfinder e Note
- Tesla: Model S, limitatamente agli esemplari interessati dalla campagna
- Audi: A3, A4, A5, A6, Q5, R8 e TT
- Volkswagen: Beetle, Fox, Golf VI, Golf Plus, Eos, Passat, Polo, Sharan, Tiguan, up!, e up!, California, Multivan, Transporter T5 e Crafter
- Seat: Alhambra, Altea, Ateca, Exeo, Ibiza, Leon e Toledo
- Škoda: Citigo, Fabia, Kodiaq, Octavia, Rapid, Roomster, Superb e Yeti
Attenzione però, perché per ogni modello possono essere coinvolte solo alcune versioni, annate o fasce di numeri di telaio. Perfino due auto all’apparenza identiche possono trovarsi in posizioni diverse in base al lotto di produzione e agli interventi già effettuati.
Come verificare il richiamo e ottenere la sostituzione gratuita
Il primo passo è recuperare il numero di telaio VIN, un codice identificativo di 17 caratteri riportato sulla carta di circolazione e sul veicolo stesso. Va inserito nel portale ufficiale della casa automobilistica, nella sezione dedicata ai richiami, seguendo le indicazioni pubblicate dal MIT. In alternativa ci si può rivolgere direttamente a un concessionario o a un’officina autorizzata.
Se la verifica conferma la presenza di un airbag Takata difettoso conviene prenotare subito la sostituzione. L’intervento è gratuito perché ricambi e manodopera sono a carico del costruttore. Terminato il lavoro è bene conservare la documentazione rilasciata dall’officina e controllare che la riparazione sia stata registrata correttamente nei sistemi del marchio, così da aggiornare la posizione del veicolo. Se invece la revisione ha dato esito negativo bisogna seguire le indicazioni contenute nel verbale insieme alle eventuali prescrizioni sulla circolazione.
Fonte: TecnoAndroid


