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L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale alza il livello di guardia sulle filiere strategiche italiane e lo fa partendo da un ambito che raramente finisce sotto i riflettori quando si parla di attacchi informatici, cioè quello alimentare. Dopo gli incidenti che hanno coinvolto alcuni sistemi di refrigerazione, l’ACN ha deciso di rafforzare le proprie misure di protezione e di rivolgersi in modo diretto a chi ogni giorno tiene in piedi questa macchina complessa: distributori, operatori logistici e manutentori. Un richiamo preciso, che arriva in un momento tutt’altro che tranquillo per il continente.
Allerta rossa in Europa e guerra ibrida
Il quadro generale è quello di un’Europa che continua a vivere in una condizione di allerta rossa. La cosiddetta guerra ibrida, fatta di operazioni che non passano necessariamente per i campi di battaglia ma colpiscono reti, server e dispositivi connessi, sta mettendo sotto pressione le infrastrutture informatiche di un numero crescente di nazioni. L’Italia non fa eccezione e rientra a pieno titolo tra i Paesi esposti. Il punto è proprio questo. Non si parla più soltanto di banche, ospedali o grandi aziende energetiche, ovvero gli obiettivi che storicamente vengono associati alle offensive digitali. Il perimetro si allarga e arriva a toccare settori che sembrano lontani dal mondo della sicurezza informatica, come quello del freddo industriale. Eppure frigoriferi e impianti di conservazione oggi sono sempre più spesso collegati in rete, gestiti a distanza e controllati tramite software. E tutto ciò che è connesso può, in teoria, diventare un bersaglio.
Perché la filiera alimentare è considerata strategica
La scelta dell’ACN di concentrarsi sulla filiera alimentare non è casuale. Si tratta di una catena lunga, fatta di tanti anelli diversi che devono funzionare insieme senza interruzioni. Basta che uno solo di questi si inceppi perché le conseguenze si propaghino lungo tutto il percorso, dalla produzione fino agli scaffali. I sistemi di refrigerazione, in particolare, rappresentano un tassello delicato, visto che da loro dipende la corretta conservazione dei prodotti.
Ecco perché l’agenzia ha deciso di coinvolgere tre categorie ben precise. I distributori, che gestiscono il passaggio delle merci verso il mercato. Gli operatori logistici, che si occupano di trasporto e stoccaggio. E poi i manutentori, figure spesso sottovalutate ma che hanno accesso diretto agli impianti e ai loro sistemi di controllo. Proprio chi interviene sulle macchine, del resto, può rappresentare sia una prima linea di difesa sia, involontariamente, un punto di ingresso se le procedure non vengono seguite con attenzione.
Le contromisure indicate dall’Agenzia per la cybersicurezza nazionale
Il richiamo dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale va letto come un invito a non abbassare la guardia e a trattare la cybersicurezza degli impianti di refrigerazione con la stessa serietà riservata ad altre infrastrutture critiche. Le contromisure indicate puntano a rafforzare la protezione dell’intera filiera, coinvolgendo tutti gli attori che a vario titolo hanno a che fare con questi sistemi. L’idea di fondo è che la difesa non possa essere delegata a un solo soggetto. Ogni operatore della catena è chiamato a fare la propria parte, perché la solidità complessiva dipende dall’anello più fragile. Ed è proprio dopo gli incidenti registrati sui sistemi di refrigerazione che l’ACN ha scelto di rivolgersi a distributori, operatori logistici e manutentori, chiedendo loro un impegno concreto nel rafforzare le misure di sicurezza in un contesto europeo che resta segnato dalla guerra ibrida.
Fonte: TecnoAndroid


