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3I/Atlas: ecco cosa pensa la comunità scientifica
Alcuni scienziati ipotizzano che possa essere un frammento espulso da un disco planetario in formazione. Mentre altri ritengono plausibile che si tratti di una cometa ormai priva della maggior parte dei ghiacci. Oppure di un residuo di collisioni avvenute miliardi di anni fa in un altro sistema stellare. L’astrofisico Avi Loeb dell’Università di Harvard ha sollevato un’ipotesi. Secondo quest’ultimo l’oggetto potrebbe non essersi formato in modo naturale. Secondo i suoi calcoli, ci sarebbe tra il 30 e il 40% di probabilità che si tratta di un corpo artificiale. Capace di sfruttare l’effetto Oberth per aumentare l’efficienza della spinta orbitale.
Inoltre, sono interessanti le analisi chimiche condotte con il telescopio spaziale James Webb e lo strumento NIRSpec. Quest’ultimi hanno rilevato la presenza di anidride carbonica, acqua e carbonil solfuro, con proporzioni mai osservate prima. Tali caratteristiche indicano che il nucleo dell’oggetto è stato esposto a radiazioni molto più intense rispetto a quelle del nostro Sistema Solare. Suggerendo un’origine in una zona più antica e densa della Via Lattea. Alcuni modelli stimano che 3I/ATLAS possa avere un’età superiore di oltre tre miliardi di anni a quella del Sole. Nonostante le diverse ipotesi, la NASA rassicura che il passaggio non rappresenta un rischio. La distanza minima calcolata sarà di circa 270 milioni di chilometri. Ovvero ben oltre l’orbita di Marte.








