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X avvisa gli utenti quando un post subisce shadowban legale

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Chi si è visto limitare la portata dei propri contenuti su X avrà finalmente un modo per capirci qualcosa, perché la piattaforma ha annunciato lunedì che d’ora in poi segnalerà agli utenti quando un post è stato di fatto oggetto di shadowban, cioè mostrato a molte meno persone, a causa dell’obbligo di rispettare le leggi locali. Un cambiamento non enorme sulla carta, ma che tocca uno dei punti più dolenti nel rapporto tra social network e utenti, quello della visibilità invisibile, quella che cala senza che nessuno ti avvisi.

La novità è un’estensione di Under the Hood, lo strumento di trasparenza lanciato ad agosto, che già permetteva di controllare se all’account o ai singoli post fossero state applicate etichette in grado di incidere sulla diffusione. Adesso lo stesso pannello mostra anche i casi di declassamento legati al filtraggio dei contenuti richiesto dai governi, insieme all’indicazione di quali post siano stati bloccati in un determinato Paese in seguito a una richiesta legale e, dettaglio non secondario, quale Paese abbia avanzato quella richiesta.

Come funziona Under the Hood e chi può usarlo

Il meccanismo resta quello impostato la scorsa estate. Nelle impostazioni dell’app c’è la voce Under the Hood e chiunque abbia pubblicato almeno 10 post nell’arco del mese può scaricare le proprie statistiche aggregate in un file JSON, un formato di dati standard. Per chi non mastica di tecnologia la soluzione suggerita è semplice, basta caricare il file dentro un qualsiasi chatbot di intelligenza artificiale e farselo spiegare in parole normali. Fino a poco tempo fa nulla di tutto questo era accessibile. Le etichette applicate agli account, i declassamenti, le riduzioni di portata restavano dietro le quinte, e il risultato è noto, valanghe di accuse rivolte alla società, quando ancora si chiamava Twitter, di aver silenziato questo o quel profilo. Va aggiunto che la quasi totalità delle aziende del settore condivide i dati sulle richieste governative soltanto in forma aggregata, dentro i cosiddetti report di trasparenza, mai a livello di singolo account o di singolo contenuto. Qui invece si scende sul caso personale.

Le motivazioni con cui gli Stati chiedono la rimozione o la limitazione di contenuti coprono un ventaglio piuttosto ampio, dalle norme contro l’incitamento all’odio ai materiali legati al terrorismo, fino alle regole sui periodi elettorali. I gruppi che si occupano di libertà di espressione osservano da tempo che alcuni Paesi si appoggiano proprio a queste leggi per mettere a tacere il dissenso politico, e la trasparenza sui post oscurati serve anche a rendere visibile quel tipo di pressione.

Il filo che unisce algoritmo aperto e visibilità dei post

L’aggiornamento arriva dopo una serie di mosse che vanno nella stessa direzione. X ha reso pubblico il codice dell’algoritmo For You, quello che decide cosa finisce nel feed principale, e ha allargato l’apertura di altre porzioni del proprio codice. In quell’occasione sono stati aggiunti dettagli sulla configurazione dei modelli, sui filtri e sul sistema di ranking, il che significa che il codice contiene ora anche i parametri usati per pesare i diversi segnali, ovvero l’informazione chiave per capire davvero quali contenuti vengono mostrati e quali no.

Keith Coleman, vicepresidente prodotto di X, aveva commentato quel passaggio dicendo che si trattava del tipo di cosa che, a suo avviso, avrebbe lasciato parecchie persone piuttosto sorprese nel vederla rilasciata. La direzione sembra quella di spostare il discorso sulla moderazione dei contenuti dal terreno dei sospetti a quello dei dati verificabili, con l’utente che può controllare da sé cosa è successo al proprio profilo nel mese appena trascorso. Il file scaricabile continua a includere le etichette applicate ad account e post nel periodo precedente, ora affiancate dalle informazioni sulle limitazioni imposte per ragioni legali, Paese per Paese.

Fonte: TecnoAndroid

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