Per quindici giorni la mia postazione principale è stata una scatola da 652 grammi agganciata dietro al monitor. Niente tower sotto la scrivania, niente ventole a vista: solo tastiera, mouse, due schermi e un cavo di rete che spariva dietro il pannello. La domanda che mi porto dietro ogni volta che provo una macchina di questo formato è sempre la stessa, e riguarda il momento in cui inizi a rimpiangere il desktop che hai messo da parte.
Con GEEKOM IT13 Max quel momento non è arrivato, o quasi. La configurazione che ho ricevuto monta Intel Core Ultra 9 185H, 24 GB di memoria LPDDR5 e SSD NVMe da 500 GB. Non è la variante più flessibile della famiglia, perché la memoria è saldata sulla scheda madre e non si tocca, ma è probabilmente la più interessante sul piano grafico: quei 24 GB lavorano in una configurazione che alimenta bene la GPU Intel Arc integrata, e nei test 3D la differenza si vede.
Non mi sono limitato a far girare una sequenza di benchmark e a rimettere tutto in scatola. Il mini PC è rimasto installato stabilmente sulla staffa VESA, collegato a due display e usato come computer di lavoro per produttività, gestione dei siti, decine di schede aperte, contenuti multimediali e tutto il resto. Ho alternato rete cablata e wireless per capire come si comportassero le due porte Ethernet da 2,5 Gbps e il modulo Wi-Fi 7. Un secondo SSD non l’ho montato, quindi quello che scrivo sull’espandibilità interna si basa sulla struttura del prodotto e sulle specifiche del produttore, non su una prova diretta con due unità installate.
Il bilancio è molto positivo. Zero blocchi, zero riavvii, nessuna anomalia degna di nota in quindici giorni di uso reale. È veloce, è pieno di porte, si integra in una postazione fissa senza chiedere accessori e sul piano grafico non ha niente a che vedere con i mini PC Intel di due generazioni fa.
Non è però una macchina da gioco, e nei carichi 3D pesanti non sostituisce un desktop con scheda video dedicata. Il suo punto di forza sta altrove: prestazioni da notebook di fascia alta, connettività quasi da workstation e consumi contenuti dentro uno chassis da meno di un litro. Il prodotto è disponibile sul sito ufficiale GEEKOM dedicato a IT13 Max e su Amazon Italia.
Unboxing e dotazione
GEEKOM lo propone come sistema completo e pronto all’uso, non come barebone da configurare comprando a parte memoria, SSD e licenza di Windows. Nella scatola arriva con Windows 11 già installato, unità di archiviazione configurata, alimentatore esterno e staffa VESA.
Quest’ultima non è un accessorio marginale, ed è il motivo per cui un prodotto del genere ha senso: permette di sfruttare davvero le dimensioni ridotte, nascondendo il computer dietro un monitor compatibile e liberando la scrivania. È esattamente la configurazione che ho adottato per tutta la prova. Una volta fissato il supporto e sistemati i cavi, il mini PC sparisce dalla vista. Restano raggiungibili le porte anteriori, mentre i collegamenti permanenti finiscono sul retro.
L’alimentatore da 120 W è l’unico elemento fuori scala: in termini relativi ingombra più del computer. È un classico dei mini PC ad alte prestazioni, perché parte della circuiteria di alimentazione viene spostata fuori dallo chassis per contenere volume e calore. In una postazione fissa non cambia niente, ma se la macchina viaggia tra casa e ufficio un GaN più compatto sarebbe stato un bel regalo. Detto questo, il margine rispetto ai consumi rilevati è ampio e in due settimane non ha mai dato segni di sofferenza.
Design, materiali e installazione VESA
Le misure sono 135,5 × 115,5 × 34,5 millimetri per circa 652 grammi, con un volume dichiarato di 0,9 litri. È leggermente più largo di certi ultracompatti, ma resta abbastanza piccolo da stare in una mano.
La scelta estetica è razionale e un po’ anonima, il che a me sta benissimo. Niente forme strane, niente illuminazione RGB, niente dettagli aggressivi: un parallelepipedo basso e sobrio che non stona né in ufficio né su una scrivania di casa. Le superfici trasmettono solidità e l’unità che ho ricevuto non presentava giochi o scricchiolii.
La distribuzione delle porte è uno degli aspetti meglio riusciti. Davanti ci sono le connessioni per periferiche temporanee, memorie esterne e accessori; dietro si concentrano alimentazione, rete e uscite video. Il lettore di schede SD sta di lato, posizione sensata per chi scarica spesso fotografie e filmati.
L’installazione a parete del monitor ha cambiato concretamente la postazione. Con il computer dietro allo schermo, sulla scrivania restano soltanto tastiera, mouse e display: utile in ambienti piccoli, reception, laboratori, sale riunioni. Il peso dà una sensazione di consistenza senza mettere in crisi il braccio del monitor, ma vale la pena verificare che il supporto sia compatibile VESA e che resti spazio per la ventilazione.
Su questo punto meglio essere espliciti, perché nascondere un mini PC non significa chiuderlo in un vano senza ricambio d’aria. L’ho posizionato lasciando libere le griglie, evitando di schiacciare lo chassis contro il retro del pannello, e in questa configurazione non ho visto un solo problema termico nell’uso quotidiano.
Il pulsante di accensione e le porte anteriori restano accessibili, anche se la comodità dipende da come orienti la staffa. Chi spegne fisicamente il computer ogni sera farebbe bene a pensarci prima di serrare le viti. Sistemato quello, il risultato è un desktop invisibile: è uno dei pochi casi in cui il formato ridotto non è una questione estetica ma cambia davvero la gestione dello spazio.
Specifiche tecniche
| Specifica | Configurazione provata |
|---|---|
| Modello | GEEKOM IT13 Max |
| Processore | Intel Core Ultra 9 185H |
| Architettura | Intel Meteor Lake |
| Core e thread | 16 core e 22 thread |
| Frequenza massima | Fino a 5,1 GHz |
| Cache | 24 MB Intel Smart Cache |
| TDP nominale | 45 W |
| Grafica integrata | Intel Arc Graphics |
| Acceleratore AI | Intel AI Boost NPU |
| Memoria | 24 GB LPDDR5 a 5.600 MT/s, integrata |
| Archiviazione installata | SSD M.2 2280 NVMe PCIe 4.0 da 500 GB |
| Espansione storage | M.2 2280 NVMe fino a 4 TB e M.2 2242 SATA fino a 2 TB |
| Uscite video | 2 HDMI 2.0 e 2 USB4 |
| Monitor supportati | Fino a quattro display 4K o un display 8K, secondo il produttore |
| Porte USB4 | 2 posteriori |
| Porte USB-A anteriori | 4 USB 3.2 Gen 2 |
| Porte USB-A posteriori | 1 USB 3.2 Gen 2 e 1 USB 2.0 |
| Ethernet | 2 porte RJ45 da 2,5 Gbps |
| Connettività wireless | Wi-Fi 7 Intel BE200 e Bluetooth 5.4 |
| Lettore di memoria | SD 4.0 |
| Audio | Jack da 3,5 mm |
| Sicurezza | dTPM 2.0 e slot Kensington |
| Sistema operativo | Windows 11 |
| Alimentatore | 120 W, 19 V |
| Dimensioni | 135,5 × 115,5 × 34,5 mm |
| Peso | Circa 652 grammi |
| Garanzia dichiarata | 3 anni |
Intel Core Ultra 9 185H: una piattaforma ancora molto competitiva
Il cuore del sistema è l’Intel Core Ultra 9 185H, processore della famiglia Meteor Lake nato per i notebook ad alte prestazioni. Integra 16 core e 22 thread, distribuiti tra Performance-core, Efficient-core e Low Power Efficient-core.
L’architettura ibrida lascia al sistema operativo il compito di smistare le attività leggere sui core più efficienti e riservare quelli potenti ai carichi seri. In un mini PC questo approccio conta più che altrove, perché tiene bassi i consumi nella normale amministrazione senza rinunciare alla potenza multicore quando serve.
La frequenza massima arriva a 5,1 GHz, la cache complessiva è di 24 MB. I numeri confermano che non si tratta di un processore sovradimensionato solo sulla carta: i 14.965 punti in Cinebench R23 multi core collocano la macchina molto sopra i mini PC pensati per navigazione e ufficio. Anche il risultato single core, 1.754 punti, dice la sua, perché le prestazioni su un singolo core sono quelle che percepisci nell’apertura delle pagine, nell’esecuzione degli script e in tutte le operazioni poco parallelizzate.
Va detto senza giri di parole: nel 2026 questa non è più la piattaforma Intel più recente. Nel frattempo sono arrivate architetture aggiornate e NPU più capaci. Il Core Ultra 9 185H continua però a tenere insieme potenza CPU, grafica integrata e consumi con un equilibrio che pochi chip riescono a replicare in meno di un litro.
Il punto debole è l’etichetta “AI PC”. La NPU Intel AI Boost accelera alcune operazioni locali compatibili, ma non trasforma il computer in una workstation per modelli generativi. Su riduzione del rumore, sfocatura dello sfondo, trascrizione ed elaborazione delle immagini può alleggerire CPU e GPU; sui modelli linguistici locali di grandi dimensioni, i 24 GB di memoria condivisa e la grafica integrata impongono limiti evidenti rispetto a una macchina con GPU dedicata e VRAM propria.
24 GB LPDDR5: veloci, ma non espandibili
La configurazione testata usa 24 GB di memoria LPDDR5 a 5.600 MT/s, saldati sulla scheda madre e non sostituibili. È il compromesso strutturale di questa variante, anche se durante la prova non si è mai trasformato in un problema concreto.
Ventiquattro gigabyte coprono uno spettro d’uso molto ampio: produttività avanzata, decine di schede del browser, applicazioni di comunicazione, editing fotografico, sviluppo, macchine virtuali leggere. Con due monitor attivi e mezza dozzina di programmi aperti Windows non ha mai dato segni di affanno riconducibili alla memoria.
La RAM saldata porta anche un vantaggio, ed è il motivo per cui i benchmark grafici staccano così nettamente la generazione precedente: la configurazione LPDDR5 garantisce una buona larghezza di banda alla grafica Arc, che non ha memoria video dedicata e attinge a quella di sistema.
La decisione va comunque presa in fase di acquisto, perché dopo non si torna indietro. Chi prevede virtualizzazione intensiva, database di dimensioni serie o progetti che sfondano i 24 GB dovrebbe guardare direttamente alla variante con moduli SO-DIMM. Per tutti gli altri, 24 GB sono un punto di equilibrio onesto: più rassicuranti dei classici 16 GB e sufficienti a non dover tenere d’occhio l’occupazione della memoria mentre lavori.
SSD da 500 GB ed espansione interna
L’unità ricevuta integra un SSD M.2 2280 NVMe PCIe 4.0 da 500 GB. La capacità basta per sistema operativo, programmi, documenti e una quantità moderata di contenuti, ma diventa stretta in fretta se lavori con video, librerie fotografiche o archivi locali pesanti.
Il produttore dichiara supporto a un NVMe fino a 4 TB e a un secondo modulo M.2 2242 SATA fino a 2 TB, per 6 TB teorici complessivi. Il secondo slot usa però un’interfaccia SATA, quindi non offre le stesse prestazioni del principale. Non avendo montato una seconda unità, non posso portare misurazioni dirette sulle temperature con due SSD installati né sulla facilità dell’operazione.
Resta il fatto che l’espansione è possibile, e questo cambia la prospettiva: sistema operativo e programmi sull’NVMe, documenti, backup e materiale multimediale sull’unità SATA aggiunta in un secondo momento.
I 500 GB di serie restano comunque il punto meno generoso della dotazione. Per una macchina posizionata in questa fascia, partire da 1 TB avrebbe reso l’offerta più equilibrata. La scelta sembra legata alla volontà di restare sotto la soglia psicologica degli 800 euro.
Connettività: uno dei mini PC più completi della categoria
Se c’è un motivo per preferire questa macchina a un notebook con docking station, è la dotazione di porte. Qui non servono hub esterni.
Sei porte USB-A
Tra pannello anteriore e posteriore ci sono sei USB-A: quattro davanti in standard USB 3.2 Gen 2, dietro una USB 3.2 Gen 2 e una USB 2.0.
Quest’ultima è perfetta per i ricevitori di mouse e tastiera o per le periferiche che restano collegate in permanenza e non hanno bisogno di banda. Così le porte veloci restano libere per SSD esterni, lettori e interfacce.
Doppia USB4
Le due USB4 posteriori gestiscono periferiche ad alta velocità, docking station, unità esterne e uscite video. Averne due evita di sacrificare completamente la connettività Type-C quando una viene occupata da un monitor, e apre la strada a storage esterno rapido e interfacce professionali che oggi magari non hai ma domani sì.
Doppia Ethernet da 2,5 Gbps
Le due porte Ethernet da 2,5 Gbps sono una rarità su un mini PC consumer. Durante la prova ho usato la rete cablata come collegamento principale, senza mai incontrare instabilità.
Per l’utente medio la seconda porta può sembrare superflua. In realtà apre scenari che nessun adattatore USB copre bene: collegamento simultaneo a due reti, separazione tra traffico interno ed esterno, uso come piccolo server, appliance di rete o firewall in un laboratorio domestico. Ovviamente due porte non fanno un router professionale, servono sistema operativo, configurazione e un po’ di mestiere. Ma l’hardware c’è già.
Wi-Fi 7 e Bluetooth 5.4
Il modulo Intel BE200 porta Wi-Fi 7 e Bluetooth 5.4. Ho alternato wireless ed Ethernet per tutti i quindici giorni senza rilevare problemi di stabilità.
Le prestazioni effettive del Wi-Fi 7 dipendono dal router, dalla larghezza dei canali, dalla congestione e dalla distanza, quindi attribuire alla macchina una velocità universale non avrebbe senso. Nell’uso pratico la connessione è rimasta affidabile in navigazione, trasferimenti e riproduzione. Per una postazione fissa o per il traffico costante verso un NAS il cavo resta preferibile, ma il wireless qui non è un ripiego.
Lettore SD e jack audio
Il lettore SD 4.0 è un’aggiunta che fotografi e videomaker apprezzeranno, e non è affatto scontata su prodotti che sacrificano le connessioni meno comuni per contenere le dimensioni. Il jack da 3,5 mm permette di collegare cuffie o altoparlanti da scrivania senza dipendere da HDMI, USB o Bluetooth.
Due monitor nella prova quotidiana
Per tutto il periodo di prova ho lavorato con due monitor collegati, che è uno scenario molto più rappresentativo del singolo display. Il sistema mette a disposizione due HDMI 2.0 e due uscite video su USB4; secondo GEEKOM si arriva a quattro monitor 4K contemporanei oppure a un pannello 8K, a seconda della combinazione di porte e risoluzioni.
Quattro schermi e 8K non li ho provati, quindi mi fermo a quello che ho visto: con due display il comportamento è stato stabile, Windows ha gestito correttamente estensione del desktop, ridimensionamento e passaggio delle finestre. La grafica integrata non fatica minimamente a reggere due desktop, anche con browser, video, applicazioni da ufficio e strumenti di comunicazione distribuiti sui due pannelli.
È anche la configurazione che valorizza di più il montaggio VESA: il computer diventa il centro invisibile della postazione, mentre i collegamenti video e di rete restano nascosti dietro il monitor principale. Per lavoro editoriale, programmazione, monitoraggio e produzione di contenuti, gestire più display senza docking station è un vantaggio che si sente ogni giorno.
Windows 11 e configurazione iniziale
Windows 11 arriva già installato e il primo avvio segue la procedura Microsoft standard: lingua, rete, account, privacy, aggiornamenti. Nessun passaggio proprietario, nessuna sorpresa. Chi ha configurato un notebook Windows recente si muove in territorio familiare.
Il TPM 2.0 abilita le funzioni di sicurezza previste da Windows 11, quindi cifratura, accesso remoto e strumenti pensati anche per l’uso professionale, a seconda dell’edizione installata.
In quindici giorni non ho incontrato instabilità riconducibili a driver, aggiornamenti o gestione energetica. Si è comportato come un normale computer Windows, che è esattamente quello che deve fare. Sembra banale, ma nel mercato dei mini PC non lo è: i modelli meno curati arrivano con driver difficili da reperire, BIOS acerbi e installazioni approssimative. Qui l’esperienza è stata lineare dal primo avvio.
Prestazioni quotidiane
I benchmark servono a posizionare un prodotto, ma quello che conta davvero è la continuità dell’esperienza. In avvio, apertura delle applicazioni, gestione delle finestre e multitasking la macchina è risultata sempre rapida.
Il Core Ultra 9 185H ha una riserva di potenza enorme rispetto a quello che serve per navigare o usare i programmi da ufficio, e quel margine diventa evidente quando le cose si accumulano: molte schede aperte, un video in riproduzione, aggiornamenti in background, sincronizzazione cloud e applicazioni sparse su due schermi. Nei passaggi da un’applicazione all’altra non ho notato esitazioni, e i 24 GB di RAM evitano che Windows scarichi troppo spesso sul file di paging.
Per scrittura, fogli di calcolo, gestione di siti, posta e videoconferenze le prestazioni sono abbondanti. In questi scenari il vantaggio rispetto a un mini PC economico non sta tanto nel completare prima una singola operazione, quanto nel mantenere la stessa reattività quando il carico sale.
Regge anche editing fotografico, conversioni, esportazioni, compressione di archivi, compilazione di codice e montaggio video non estremo. Nei carichi professionali prolungati una workstation desktop con un impianto di raffreddamento vero mantiene potenze superiori più a lungo, ma il rapporto tra volume occupato e prestazioni resta notevole. Nessun blocco, nessuna anomalia sul sample ricevuto: non è una garanzia su ogni singola unità in commercio, ma è il dato che ho.
Tutti i benchmark effettuati
Ho sottoposto la macchina a test sintetici, prove grafiche, giochi e misurazioni energetiche. I risultati vanno letti tenendo presente che parliamo di un sistema compatto con grafica integrata, non di un desktop gaming con GPU dedicata.
| Test | Risultato rilevato | Interpretazione |
|---|---|---|
| PCMark 10 | 7.018 punti | Prestazioni elevate nelle attività generali e nella produttività |
| PCMark 10, generazione precedente | 5.492 punti | Il nuovo modello mostra un incremento netto nel carico complessivo |
| PassMark | 6.845,4 punti | Buon equilibrio tra CPU, memoria, grafica e archiviazione |
| PassMark, generazione precedente | 4.742,3 punti | Il salto complessivo è consistente |
| Cinebench R23 single core | 1.754 punti | Reattività elevata nelle attività scarsamente parallelizzate |
| Cinebench R23 multi core | 14.965 punti | Potenza adeguata a rendering, conversioni e carichi intensivi |
| Cinebench 2026 multi thread | 2.583 punti | Riferimento ottenuto con la nuova versione del benchmark |
| 3DMark Time Spy | 3.961 punti | Buon risultato per una GPU integrata e carichi DirectX 12 |
| 3DMark Time Spy, generazione precedente | 1.861 punti | La grafica Arc più che raddoppia il risultato del riferimento precedente |
| 3DMark Fire Strike | 7.903 punti | Prestazioni valide nei carichi grafici DirectX 11 |
| 3DMark Night Raid | 28.787 punti | Il test specifico per grafica integrata conferma il salto generazionale |
| Forza Horizon 5, 1080p | 68 fps | Preset molto basso, esperienza fluida |
| Forza Horizon 5, 720p | 92 fps | Preset molto basso, margine elevato sopra i 60 fps |
| Shadow of the Tomb Raider, 1080p | 56 fps | Preset minimo, giocabile con una buona fluidità |
| Shadow of the Tomb Raider, 720p | 77 fps | Preset minimo, prestazioni superiori ai 60 fps |
| Cyberpunk 2077, 1080p | 29,9 fps | Preset basso e nessun upscaling, vicino alla soglia di giocabilità |
| Cyberpunk 2077, 720p | 44,9 fps | Preset basso e nessun upscaling, esperienza più fluida |
| Assorbimento a riposo | 7,3 W | Sistema completo misurato alla presa |
| Assorbimento in uso medio | 18-34 W | Intervallo rilevato durante attività miste di produttività |
| Assorbimento sotto carico | 64,7 W | Rendering Cinebench, consumo dell’intero sistema |
| Rumorosità sotto carico | 60 dB | Ventola chiaramente percepibile nel rendering prolungato |
| Temperatura superficiale massima | 50 °C | Misurazione con termocamera sullo chassis |
PCMark 10: oltre 7.000 punti nella produttività
I 7.018 punti in PCMark 10 riassumono bene l’esperienza quotidiana, perché il benchmark mette insieme avvio delle applicazioni, navigazione, videoconferenze, produttività e creazione di contenuti, restituendo una valutazione più vicina all’uso generale rispetto a un test puramente CPU.
Il riferimento della generazione precedente si fermava a 5.492 punti: l’incremento è di 1.526 punti, quasi il 28%. Non è una differenza che noti nel singolo clic, ma emerge quando le attività si sovrappongono. Su una postazione a due monitor quel margine si traduce nel poter tenere aperti browser, strumenti editoriali, posta, riproduzione multimediale e chat senza che il sistema inizi a rallentare.
PCMark non racconta niente sulla qualità del raffreddamento nelle sessioni lunghe e non sostituisce una prova professionale mirata, ma conferma che qui non siamo di fronte a un mini PC da attività basilari.
PassMark: miglioramento complessivo della piattaforma
In PassMark il sistema ha totalizzato 6.845,4 punti, contro i 4.742,3 del riferimento precedente. La differenza supera il 44%.
Attenzione a come si legge quel numero: è un punteggio aggregato che dipende da più componenti, quindi non significa che ogni programma vada del 44% più veloce. Indica che il passaggio a Core Ultra 9, LPDDR5 e grafica Arc ha migliorato l’equilibrio complessivo della macchina, e che memoria, archiviazione e GPU contribuiscono a evitare colli di bottiglia nell’uso generale. Non è solo questione di CPU.
Cinebench: 14.965 punti nel multicore
Cinebench R23 resta uno dei modi migliori per capire quanto un processore riesca a sostenere un carico di rendering. Qui il risultato è di 1.754 punti in single core e 14.965 punti in multi core.
Il dato single core supera di circa l’1,2% il riferimento della generazione precedente, quindi il salto non arriva dalle prestazioni per singolo core. Il multicore racconta un’altra storia: 31,6% in più. La nuova architettura sfrutta molto meglio i core disponibili nei carichi parallelizzati, e questo si traduce in tempi più bassi su rendering, conversioni, compressione, esportazioni e su tutti i programmi capaci di distribuire il lavoro su molti thread.
Nel nuovo Cinebench 2026 multi thread la macchina ha raggiunto 2.583 punti. Il valore non è confrontabile con R23, perché metodologia e scala sono diverse, ma resta un riferimento utile per i confronti futuri fatti con la stessa versione.
Intel Arc: il vero salto rispetto alla generazione precedente
Il miglioramento più vistoso riguarda la grafica integrata. In 3DMark Time Spy il punteggio è di 3.961 punti contro i 1.861 della generazione precedente: più che raddoppiato, e la differenza è abbastanza ampia da cambiare concretamente cosa puoi fare con questo computer.
Con la precedente grafica Intel integrata, molti giochi recenti chiedevano risoluzioni basse e compromessi estremi. Arc permette invece di affrontare diversi titoli a 1080p con dettagli bassi, soprattutto dove l’ottimizzazione è buona.
In Fire Strike, dedicato ai carichi DirectX 11, il risultato è di 7.903 punti. Night Raid, progettato proprio per i sistemi con grafica integrata, arriva a 28.787 punti. Nessuno di questi numeri avvicina la macchina a un computer con GPU gaming moderna, ma dimostrano che l’integrata non è più confinata a desktop, video e giochi elementari.
Gaming: cosa si può giocare realmente
Ho scelto tre prove rappresentative: Forza Horizon 5, Shadow of the Tomb Raider e Cyberpunk 2077. Impostazioni grafiche ridotte, per capire se ci fosse una fluidità utilizzabile senza scomodare una scheda video esterna.
Forza Horizon 5
Con preset molto basso arriva a 68 fps a 1080p e 92 fps a 720p. Il dato in Full HD è già sufficiente per giocare con una fluidità convincente. La qualità visiva è inevitabilmente inferiore rispetto ai preset alti, ma un titolo moderno e ben ottimizzato gira senza costringerti a scendere sotto il Full HD.
Shadow of the Tomb Raider
Con preset minimo il gioco totalizza 56 fps a 1080p e 77 fps a 720p. Anche qui la risoluzione Full HD resta utilizzabile, pur senza garantire 60 fps costanti in ogni scena. Scendere a 720p crea margine, ma su un monitor moderno la perdita di nitidezza si vede eccome: meglio restare a 1080p e lavorare su dettagli, ombre ed effetti.
Cyberpunk 2077
È il test più severo del gruppo. Con preset basso e senza upscaling il sistema raggiunge 29,9 fps a 1080p e 44,9 fps a 720p.
A 1080p siamo sul limite della giocabilità: si gioca, ma le variazioni del frame rate si percepiscono. A 720p l’esperienza diventa più fluida a scapito della qualità dell’immagine. Va detto che aver escluso l’upscaling rende la prova particolarmente dura; attivando XeSS, in base al gioco e alla versione dei driver, il compromesso tra definizione e fluidità migliora.
A chi basta la grafica integrata
Arc se la cava con giochi competitivi, titoli indipendenti, produzioni di qualche anno fa, emulatori e sessioni occasionali. Regge anche i giochi complessi, a patto di accettare dettagli bassi e in certi casi una risoluzione inferiore.
Chi compra un computer soprattutto per giocare ai AAA più recenti deve guardare a un sistema con GPU dedicata, punto. Chi invece cerca un mini PC professionale che alla sera regga anche una partita troverà prestazioni sorprendenti per il formato.
Consumi: 7,3 W a riposo e meno di 65 W sotto carico
I consumi sono uno dei vantaggi strutturali di questo formato. Le misurazioni sono state fatte alla presa, sul sistema completo, non sul solo package del processore.
A riposo ho rilevato 7,3 W. In uso medio, tra produttività e attività miste, il consumo si è mosso tra 18 e 34 W. Sotto rendering Cinebench ha toccato 64,7 W, un valore coerente con la natura del Core Ultra 9 185H e con ampio margine rispetto all’alimentatore da 120 W.
Il consumo annuale reale dipende ovviamente dalle ore di accensione e dal tipo di carico: una macchina lasciata in idle tutto il giorno ha un profilo completamente diverso da una impegnata in rendering continuo. Rispetto a un desktop con processore ad alte prestazioni e scheda grafica dedicata il risparmio nelle attività quotidiane è consistente, anche se il confronto non è alla pari, perché quella GPU dedicata offre prestazioni 3D di un altro pianeta.
Per una postazione da ufficio o un computer domestico sempre pronto e acceso molte ore al giorno, l’efficienza convince: non tieni alimentati componenti sovradimensionati quando il carico è leggero.
Rumorosità: silenzioso nell’uso normale, udibile sotto stress
Il raffreddamento è affidato al sistema IceBlast di GEEKOM, con ventola e heat pipe. Nell’uso quotidiano la rumorosità è contenuta, soprattutto con il computer installato dietro al monitor e non appoggiato accanto a te.
Sotto carico prolungato ho misurato 60 dB, e a quel livello la ventola si sente chiaramente. Silenzioso a pieno carico non lo è. Va però detto che la misurazione rappresenta una condizione severa, con rendering continuo e processore al massimo: nella produttività ordinaria la ventola non resta su quel regime. Nel mio studio, con i due cani che dormono sotto la scrivania e nessun altro rumore di fondo, le variazioni si notano; in un ufficio con altre persone probabilmente no.
Non ho riscontrato quel fastidioso saliscendi continuo della ventola durante le operazioni leggere, che è il vero difetto acustico di molti mini PC. Nei carichi intensivi il rumore cresce, ma dissipare quasi 65 W in uno chassis così piccolo ha un prezzo. Chi vuole una macchina completamente fanless deve accettare prestazioni molto inferiori oppure dimensioni maggiori.
Temperature: 50 °C sulla superficie dello chassis
La temperatura massima rilevata con termocamera sulla superficie è di 50 °C. Parliamo del punto esterno più caldo, non della temperatura interna del processore.
Cinquanta gradi rendono lo chassis caldo al tatto, ma non è un valore anomalo per un computer compatto sotto carico: la scocca partecipa alla dissipazione e concentra molto calore in pochissimo spazio. Durante la prova non ho visto spegnimenti, riavvii o cali improvvisi tali da compromettere i benchmark, il che non significa che il processore tenga sempre la frequenza turbo massima: come ogni CPU mobile, regola frequenze e potenza in base a temperatura e limiti energetici.
L’installazione VESA richiede attenzione alla ventilazione: griglie libere e spazio sufficiente tra computer e monitor per far passare l’aria. In una postazione organizzata bene il calore non ha creato problemi. Chi pensa di infilarlo in un mobile chiuso deve invece prevedere un ricambio d’aria adeguato.
Uso professionale, domestico e come piccolo server
La combinazione tra Core Ultra 9, doppia Ethernet e dotazione di porte apre scenari più ampi della semplice postazione da ufficio.
Postazione professionale compatta
È qui che il prodotto dà il meglio. Con due monitor, rete cablata, tastiera e mouse sostituisce un desktop tradizionale in moltissime attività, occupando una frazione dello spazio e senza chiedere una docking station. Per studi professionali, redazioni, amministrazione, sviluppo e lavoro da remoto è una soluzione concreta, non un compromesso.
Computer domestico ad alte prestazioni
In casa gestisce navigazione, streaming, archivi, editing, studio e gioco occasionale. Le dimensioni permettono di installarlo in soggiorno o su una scrivania senza l’impatto visivo di un tower, e la potenza è abbondante per un computer condiviso da più persone in famiglia.
Media center evoluto
La grafica Arc supporta accelerazione video moderna e uscite ad alta risoluzione, quindi come media center funziona benissimo. Sarebbe però un impiego riduttivo rispetto alla potenza disponibile, e la ventilazione si sente più di quanto ci si aspetti da un dispositivo pensato per il salotto.
Server domestico e laboratorio
Le due porte da 2,5 Gbps rendono il modello interessante per virtualizzazione, servizi di rete, container e piccoli server domestici. I 24 GB gestiscono diversi servizi contemporaneamente, ma la RAM non espandibile mette un tetto ai progetti più ambiziosi: per un homelab con molte macchine virtuali conviene la variante con memoria SO-DIMM.
I 7,3 W a riposo sono un bel dato per un sistema destinato a restare acceso ventiquattro ore su ventiquattro, tenendo conto che agli SSD aggiuntivi e alle periferiche collegate va sommato il loro consumo.
Confronto con la precedente generazione IT13
Il nome può ingannare. GEEKOM IT13 Max non è una semplice variante del precedente IT13 con Core i9 di tredicesima generazione: cambiano piattaforma, grafica, memoria, connettività e gestione dei carichi AI. La generazione precedente usava processori Intel Core tradizionali e grafica Iris Xe o UHD a seconda della configurazione, mentre qui si passa a Core Ultra 9 185H, NPU dedicata e grafica Arc.
I benchmark mostrano il salto senza ambiguità. PCMark 10 passa da 5.492 a 7.018 punti, PassMark da 4.742,3 a 6.845,4. La differenza più netta è quella di Time Spy, da 1.861 a 3.961 punti, e il raddoppio del punteggio grafico cambia concretamente cosa puoi chiedere alla macchina tra giochi, accelerazione video e applicazioni che usano la GPU.
Il single core cresce invece solo dell’1,2%, quindi nessuno si aspetti che le operazioni leggere vengano completate in metà tempo. Il vantaggio è tutto nel multicore, nella grafica e nell’equilibrio complessivo della piattaforma. Chi ha già un IT13 con Core i9 e lo usa per Office e navigazione non ha una ragione urgente per cambiare; chi vuole una grafica integrata molto più capace, Wi-Fi 7, doppia LAN o una NPU dedicata troverà differenze sostanziali.
Per approfondire l’evoluzione della famiglia si possono leggere anche la nostra recensione del precedente GEEKOM Mini IT13 e la prova del GEEKOM Mini IT12.
Confronto con altri mini PC provati
Il mercato è pieno di mini PC molto più economici, spesso basati su Intel N-series o piattaforme AMD di qualche generazione fa. Sono prodotti onesti per navigazione, video e attività leggere, ma non giocano nello stesso campionato: costano una frazione, consumano meno e arrivano al limite molto prima nel multitasking, nei carichi multicore e nella grafica. La nostra recensione di GEEKOM Mini Air12 mostra bene il diverso approccio di una macchina pensata per contenere prezzo e consumi.
Più vicino per filosofia è il GEEKOM A7 2026 Edition che ho provato con applicazioni AI locali, rispetto al quale qui trovi una CPU più potente, una grafica integrata superiore e una connettività più ricca.
Esistono poi mini PC con processori AMD dotati di GPU integrate molto competitive e modelli più grandi con schede video dedicate. La scelta dipende dall’equilibrio che cerchi tra prestazioni CPU, grafica, consumi, espandibilità e prezzo. Questo modello si posiziona come macchina professionale compatta e generalista: non è il più economico né il più potente nel gaming, ma copre un numero di scenari molto ampio senza chiedere periferiche aggiuntive.
Funzioni AI: utili, ma senza aspettarsi miracoli
Il Core Ultra 9 185H integra una NPU dedicata, commercialmente Intel AI Boost, il cui compito è gestire alcune operazioni di intelligenza artificiale con più efficienza rispetto a CPU e GPU.
Le funzioni concrete riguardano i programmi compatibili con l’accelerazione NPU: effetti video, sfocatura dello sfondo, correzione dello sguardo, riduzione del rumore, trascrizione e alcune elaborazioni fotografiche. Il vantaggio però non è sempre visibile, perché molte applicazioni continuano a usare CPU o GPU e il supporto dipende dalla versione del software. La NPU va considerata una risorsa in più, non la caratteristica che giustifica l’acquisto.
C’è poi un limite generazionale: la prima serie Core Ultra ha una capacità AI inferiore rispetto alle piattaforme Intel più recenti, e la semplice presenza di una NPU non implica il rispetto dei requisiti associati alle categorie Copilot+ PC più nuove.
Per sperimentare modelli locali piccoli o strumenti AI ottimizzati i 24 GB di memoria aiutano. Per far girare modelli di grandi dimensioni a velocità decenti, una GPU dedicata con molta VRAM resta un’altra categoria di prodotto. Il valore della piattaforma sta nell’equilibrio: CPU, GPU e NPU si dividono carichi diversi, riducendo la dipendenza da un solo componente.
Pregi
- Prestazioni CPU elevate: i 14.965 punti in Cinebench R23 multi core aprono a carichi ben più impegnativi della normale produttività.
- Grafica Intel Arc molto più veloce: il risultato in Time Spy è più che doppio rispetto alla generazione precedente.
- Connettività completa: doppia USB4, sei USB-A, doppia Ethernet 2,5 Gbps, Wi-Fi 7, due HDMI e lettore SD.
- Ottimo per postazioni a più monitor: nella prova con due display il comportamento è stato stabile e fluido.
- Dimensioni ridotte: la staffa VESA permette di nascondere completamente il computer dietro al monitor.
- Consumi contenuti: 7,3 W a riposo e meno di 65 W sotto carico per l’intero sistema.
- Esperienza stabile: in quindici giorni di prova nessun difetto rilevante, blocco o riavvio.
- 24 GB di RAM: quantità più adeguata al multitasking moderno rispetto ai classici 16 GB.
Difetti e compromessi
- RAM non espandibile nella variante provata: i 24 GB LPDDR5 sono saldati e la scelta non si può modificare in futuro.
- SSD da 500 GB poco generoso: per una macchina vicina agli 800 euro sarebbe stato preferibile partire da 1 TB.
- Secondo slot M.2 limitato a SATA: utile per la capacità aggiuntiva, ma più lento dello slot NVMe principale.
- Ventola udibile sotto stress: i 60 dB misurati nel rendering prolungato non permettono di definirlo silenzioso a pieno carico.
- Non sostituisce una GPU dedicata: i giochi più pesanti richiedono dettagli bassi, upscaling o risoluzioni inferiori.
- Piattaforma non di ultima generazione: il Core Ultra 9 185H resta potente, ma esistono già processori con NPU più avanzate.
Prezzo, codice sconto e link per l’acquisto
La configurazione di GEEKOM IT13 Max con Intel Core Ultra 9 185H, 24 GB LPDDR5 e SSD da 500 GB viene proposta al momento della recensione a un prezzo ufficiale di 799 euro, rispetto a un listino indicato di 1.099 euro.
GEEKOM ha fornito ai lettori di TecnoAndroid il codice TAIT13M8, che vale un ulteriore sconto dell’8% sia sul sito ufficiale sia su Amazon, secondo le condizioni previste dal venditore. Applicando l’8% ai 799 euro il costo teorico scende di 63,92 euro, arrivando a circa 735,08 euro. Il prezzo finale va sempre verificato nel carrello, perché promozioni, disponibilità e cumulabilità possono cambiare.
Il prodotto è disponibile sul sito ufficiale GEEKOM dedicato a IT13 Max ed è possibile verificare prezzo e disponibilità su Amazon Italia.
Tra i 735 e i 799 euro siamo in una fascia competitiva ma non economica. Il valore non dipende solo dal processore: pesano doppia LAN, Wi-Fi 7, doppia USB4, la quantità di porte USB, il supporto multi-monitor e Windows già installato e licenziato.
Un mini PC da 300 o 400 euro basta per navigazione, Office e streaming, ma non ha la stessa riserva prestazionale nei carichi multicore e grafici. All’estremo opposto, un desktop più grande con scheda video dedicata garantisce prestazioni gaming nettamente superiori, richiedendo però più spazio, più energia e spesso componenti da acquistare separatamente. Il prezzo è quindi giustificabile per chi sfrutta davvero formato, connettività e potenza della CPU, molto meno per chi cerca un computer basilare o una macchina esclusivamente da gioco.
A chi consiglio GEEKOM IT13 Max
Lo consiglio a professionisti, lavoratori da remoto, sviluppatori, amministratori di sistema, creatori di contenuti e utenti domestici evoluti che vogliono una postazione potente e poco ingombrante. È particolarmente adatto a chi lavora con due o più monitor, molte periferiche USB, storage esterno e rete cablata veloce, e la doppia Ethernet aggiunge valore per laboratori, server domestici e configurazioni di rete avanzate.
La versione da 24 GB è quella giusta per chi vuole una macchina pronta, con memoria veloce e una quantità di RAM sufficiente per diversi anni di uso generalista. Non lo è per chi prevede di superare quel tetto: in quel caso conviene valutare la variante con SO-DIMM espandibili, accettando le differenze nella dotazione.
Chi punta soprattutto al gaming deve guardare altrove, verso un computer con GPU dedicata. E chi usa solo browser, posta, streaming e documenti può risparmiare parecchio con un mini PC meno potente, perché il Core Ultra 9 resterebbe in gran parte inutilizzato.
Conclusioni
Dopo quindici giorni, GEEKOM IT13 Max si è dimostrato uno dei mini PC più completi che abbia provato nella sua fascia. Non è solo veloce nei benchmark: è coerente nell’uso quotidiano, facile da integrare in una postazione reale e più connesso di parecchi notebook.
La configurazione con due monitor, montaggio VESA, rete cablata e Wi-Fi ha messo in evidenza il pregio principale. Una volta agganciato dietro al display, il computer sparisce dalla scrivania e continua a offrire prestazioni da sistema di fascia alta.
I 7.018 punti di PCMark 10 e i 14.965 di Cinebench R23 multi core certificano la potenza della CPU, mentre i 3.961 punti in Time Spy mostrano quanto la grafica Arc abbia cambiato le regole rispetto alle precedenti integrate Intel. Anche i giochi raccontano qualcosa di interessante: 68 fps in Full HD su Forza Horizon 5 con preset molto basso, 56 fps su Shadow of the Tomb Raider e quasi 30 fps su Cyberpunk 2077 senza upscaling. Non sono risultati da gaming PC, ma superano quello che fino a poco tempo fa ci si poteva aspettare da un computer di queste dimensioni.
Sui consumi il quadro è ottimo, 7,3 W a riposo e 64,7 W sotto carico per il sistema completo. I 50 °C di temperatura superficiale sono gestibili, mentre i 60 dB sotto stress restano il compromesso più evidente di un raffreddamento così compatto.
Nessun difetto rilevante durante il periodo di prova, con il sistema rimasto stabile e reattivo sia in Ethernet sia in Wi-Fi. Forse è il risultato più importante di tutti, perché una scheda tecnica ambiziosa vale poco se poi la macchina non è affidabile nell’uso reale.
Restano due scelte da ponderare in fase di acquisto. La prima riguarda memoria: i 24 GB LPDDR5 offrono una configurazione pronta e una buona larghezza di banda per la grafica integrata, mentre la variante con RAM espandibile è più adatta a virtualizzazione e carichi che richiedono grandi quantità di memoria. La seconda riguarda l’SSD da 500 GB, sufficiente per iniziare ma stretto per chi lavora con file pesanti; la possibilità di arrivare a 6 TB complessivi attenua il problema, pur con il limite dell’interfaccia SATA sul secondo slot.
Al prezzo ufficiale di 799 euro, ulteriormente riducibile con il codice dell’8%, il pacchetto convince. Non costa poco, ma non ti chiede di comprare docking station, adattatori Ethernet, lettori SD o hub USB per costruire una postazione completa.
Il verdetto è netto: è il mini PC giusto per chi vuole sostituire un desktop tradizionale con una soluzione compatta, potente e ricca di connessioni. Non lo è per il gaming spinto né per chi vuole aggiornare la RAM tra due anni. Ma nello scenario che avevo sulla scrivania, due monitor, rete veloce, molte periferiche e pochissimo spazio occupato, dietro al display quasi non si vedeva. Nell’uso quotidiano, invece, si sentiva eccome.









