Contro i video deepfake creati con l’intelligenza artificiale arriva la mossa di Nvidia, che ha deciso di mettere sul tavolo uno strumento pensato apposta per le redazioni giornalistiche. Il momento è delicato, perché oggi bastano software alla portata di chiunque per costruire da zero una sequenza video che sembra vera. E più la tecnologia avanza, più si moltiplicano gli usi poco puliti. Ci sono truffatori che imitano il volto di dirigenti aziendali per far autorizzare bonifici che non esistono. Alcuni hacker nordcoreani hanno raggirato le loro vittime con false chiamate Zoom manipolate dall’AI, un metodo che fa capire quanto questi strumenti siano ormai maturi. Giornalisti e piattaforme online si ritrovano così in prima linea a combattere questa ondata di contenuti falsificati.
Video falsi e AI, ecco il nuovo strumento di Nvidia
Anche il produttore statunitense di schede grafiche scende in campo. Durante il SIGGRAPH 2026 l’azienda ha presentato Synthetic Video Detector, un servizio pensato proprio per chi lavora nelle redazioni. Il principio è semplice: attribuire a un video una probabilità che sia stato generato dall’intelligenza artificiale. Anche TikTok, dal canto suo, sta sperimentando un sistema in grado di rilevare l’uso non autorizzato dei volti, segno che il problema ormai riguarda tutto il settore e non un singolo attore.
Il rilevatore di Nvidia esamina ogni singolo fotogramma del video e gli assegna un punteggio di attendibilità. Stando al blog ufficiale, il sistema arriva a una precisione del 92% sui video non compressi, dell’87% con una compressione del 15% e dell’82% con una compressione del 50%. Quest’ultimo dato conta parecchio. I social comprimono sempre i video caricati dagli utenti e questo processo cancella parte degli elementi che permettono di riconoscere un contenuto artificiale. Proprio qui la maggior parte dei rilevatori concorrenti perde gran parte della propria affidabilità.
L’analisi di un video in 1080p richiede appena 22 millisecondi su un sistema dotato di GPU RTX, contro circa 30 millisecondi su una GPU L40. Numeri che dicono molto sulla velocità reale con cui una redazione può passare al setaccio i materiali che riceve.
Il rilevatore non sostituisce il giudizio critico
Lo strumento, però, non emette mai un verdetto definitivo. Fornisce soltanto una probabilità che il video sia stato generato dall’AI, poi tocca alle redazioni interpretare il risultato. In più non è capace di stabilire se l’evento mostrato sia davvero accaduto, ma solo se le immagini sono state create artificialmente. Una distinzione che pesa, perché un video autentico può comunque essere usato in modo ingannevole.
Per adesso il servizio è riservato ai partecipanti del programma privato AI for Media e quindi non è accessibile al grande pubblico. La piattaforma Wowza lo ha già integrato nella propria infrastruttura, usata in oltre 35.000 installazioni distribuite in più di 170 Paesi. Per gli utenti comuni, almeno al momento, la difesa più efficace resta ancora il proprio spirito critico.


