Le indiscrezioni su Pixel 11 continuano ad arrivare, e il quadro che ne esce fuori è parecchio articolato. Da una parte ci sono novità che fanno ben sperare, dall’altra alcune scelte che lasciano più di qualche perplessità. Il punto è che Google sembra voler cambiare parecchio sotto la scocca dei suoi prossimi smartphone, mantenendo però invariati gli schermi rispetto alla generazione attuale. E non tutto quello che cambia va necessariamente nella direzione giusta.
Partiamo dalla notizia che farà discutere di più: secondo le ultime voci, Pixel 11 potrebbe tornare a 8 GB di RAM. Un dato che, se confermato, rappresenterebbe un passo indietro rispetto a quanto ci si aspetterebbe nel 2026 da un flagship. In un momento in cui la concorrenza spinge forte su quantitativi di memoria sempre più generosi, una scelta del genere potrebbe risultare difficile da giustificare agli occhi degli utenti più attenti alle specifiche. Ovviamente, Google ha sempre puntato molto sull’ottimizzazione software, ma resta il fatto che 8 GB nel 2026 suonano un po’ stretti.
Tensor G6 su nodo a 2nm e fotocamera da 50 MP
La buona notizia, quella davvero significativa sul piano tecnico, riguarda il processore Tensor G6. Stando a quanto trapelato, il nuovo chip sarebbe realizzato su nodo N2, il che significherebbe un salto generazionale importante in termini di efficienza energetica e prestazioni. Il passaggio al processo produttivo a 2 nanometri è qualcosa che tutta l’industria sta inseguendo, e se Google riuscisse a portarlo su Pixel 11 sarebbe senza dubbio un elemento distintivo.
Sul fronte fotografico, la fotocamera principale salirebbe a 50 MP. Non si tratta di un numero astronomico, certo, ma Google ha sempre dimostrato che la qualità degli scatti dipende più dall’elaborazione computazionale che dalla conta dei megapixel. Sarà interessante capire quale sensore verrà adottato e come il Tensor G6 gestirà la pipeline fotografica.
Via il termometro, arriva il pannello LED in stile Nothing
Poi c’è la scelta che probabilmente genererà le reazioni più polarizzate. Pixel 11 abbandonerebbe il sensore termometro, quella funzione introdotta con la serie precedente che permetteva di misurare la temperatura degli oggetti. Al suo posto, Google avrebbe deciso di inserire un pannellino LED di notifica, qualcosa che ricorda molto da vicino la filosofia dei dispositivi Nothing con il loro sistema Glyph.
È una mossa curiosa, perché significa sacrificare una funzionalità unica nel panorama smartphone per abbracciare un trend estetico e funzionale lanciato da un altro brand. Il pannello LED per le notifiche ha indubbiamente il suo fascino e la sua utilità pratica, ma la rinuncia al termometro potrebbe non piacere a chi lo utilizzava regolarmente.
Per quanto riguarda i display, come accennato, non ci sarebbero cambiamenti sostanziali. Google manterrebbe le stesse diagonali e probabilmente la stessa tecnologia già vista su Pixel 10. Una scelta conservativa che potrebbe avere senso se l’obiettivo è contenere i costi o concentrare gli investimenti altrove.
Pixel 11 si profila insomma come un dispositivo dalle scelte coraggiose ma non prive di compromessi. Il Tensor G6 su nodo a 2nm è il pezzo forte, il pannello LED una scommessa stilistica, e quegli 8 GB di RAM restano il punto interrogativo più grande di tutta la scheda tecnica.
