Il mercato degli SSD sta vivendo una fase davvero particolare, e per capirla bisogna guardare oltre gli scaffali dei negozi. La domanda di memorie e dispositivi di archiviazione da parte dei datacenter dedicati all’intelligenza artificiale e agli hyperscaler è talmente forte che sta risucchiando gran parte della produzione globale. Questo fenomeno non riguarda solo le RAM, ma anche lo storage in senso ampio. Per dare un’idea concreta della situazione, basta pensare alla recente decisione di Apple di eliminare dal proprio listino il Mac mini M4 nel taglio da 256GB di memoria di archiviazione, rendendo il modello base quello equipaggiato con un SSD interno da 512GB.
A confermare la portata del fenomeno ci sono i dati emersi dalla trimestrale di Sandisk, accompagnata dalla consueta conference call con gli analisti. L’azienda ha dichiarato di aver firmato ben cinque nuovi contratti definiti “New Business Model”, costruiti su rapporti pluriennali con i clienti e supportati da impegni finanziari vincolanti. Nel campo degli SSD, questi accordi arrivano a coprire un orizzonte temporale di 5 anni, con impegni trimestrali e una combinazione di prezzi fissi e variabili. Praticamente, parliamo di forniture già bloccate fino al 2029.
Non solo SSD: anche gli hard disk seguono lo stesso schema
Il fenomeno dei contratti pluriennali non si limita alle unità a stato solido. Anche nel settore degli hard disk tradizionali si sta andando nella stessa direzione, sebbene con una durata inferiore, fino a tre anni. Aziende come Seagate e Western Digital si stanno orientando sempre più verso questo tipo di modello di fornitura. Seagate, in particolare, ha già praticamente allocato tutta la produzione dei dischi ad alta capacità destinati ai datacenter fino al 2027. In gran parte si tratta di soluzioni “build to order”, quindi su misura: i clienti definiscono in anticipo le caratteristiche tecniche come capacità, consumi e prestazioni, invece di scegliere dal catalogo dei prodotti standard.
Rispetto alla situazione precedente, dove i progetti di espansione si basavano solo su previsioni di mercato, questo nuovo modello offre ai produttori di sistemi di archiviazione una visibilità certa sui volumi e sui ricavi nel medio e lungo periodo. E questo, a cascata, sblocca più facilmente investimenti in nuovi impianti produttivi. Che è una buona notizia, perché racconta di un mercato che sta cercando un suo punto di equilibrio.
E il mercato consumer? Resta il grande punto interrogativo
Qui però viene il nodo. Questi contratti riguardano i grandissimi clienti, quelli che hanno la capacità finanziaria di impegnarsi su forniture per diversi anni a venire. Il mercato consumer, invece, funziona in modo completamente diverso: non può offrire le stesse certezze in termini di volumi costanti, ed è sempre soggetto a fluttuazioni che rendono le previsioni molto più complicate. Con la domanda dei datacenter in forte crescita e le linee produttive sempre più impegnate da contratti pluriennali, resta da capire quanto spazio rimarrà per chi compra SSD al dettaglio. Sandisk, Seagate e Western Digital potrebbero decidere di concentrare le risorse quasi esclusivamente sui grandi accordi di fornitura, lasciando al mercato consumer una quota residuale della produzione.
