La luminosità delle TV è cresciuta in modo impressionante negli ultimi anni, al punto che alcuni modelli di fascia alta hanno raggiunto soglie che fino a poco tempo fa sembravano riservate ai display per stadi e arene sportive. Chi è entrato in un grande negozio di elettronica conosce bene quella parete di televisori tutti accesi al massimo, con colori sparati e una luce quasi accecante. Quella modalità si chiama di solito “Vivid” o “Dynamic”, ed è perfetta per vendere un televisore, ma molto meno per guardarci un film la sera sul divano.
I dati raccolti nei laboratori di test parlano chiaro: la luminosità massima dei televisori è letteralmente esplosa. Fino al 2025, la TV più luminosa mai testata era la Vizio PX65 G1, uscita nel 2019, che toccava i 2.900 nit. Una cifra che all’epoca sembrava fuori scala, visto che la maggior parte dei modelli in commercio stava sotto i 1.000 nit. Negli ultimi 18 mesi, però, si è passati da quel massimo di 2.900 nit a oltre 4.500, e nel 2026 TCL QM8L dichiara addirittura 6.000 nit. Per dare un’idea, il produttore di proiettori Valerion colloca quel livello nella fascia dei “display sportivi da esterno”. Una roba da stadio, insomma, non esattamente da salotto.
“Movie” o “Filmmaker”
Anche i televisori più “normali” hanno fatto un bel salto avanti: la luminosità media si è spostata nella fascia tra 1.000 e 1.500 nit. Il merito va in gran parte alla tecnologia Mini LED e alla nascente Micro LED, che permettono di stipare migliaia di sorgenti luminose in più all’interno dei pannelli, aumentando enormemente la resa luminosa. Modelli come la serie TCL QM8 e Hisense U8QG, quest’ultimo misurato a oltre 4.000 nit, sono la dimostrazione più evidente di questa corsa.
C’è però un dettaglio che spesso sfugge: molte di queste TV, quando vengono impostate sulla modalità più fedele ai colori reali (la cosiddetta “Movie” o “Filmmaker”), possono perdere fino alla metà della luminosità dichiarata. È il caso di TCL X11L, TCL QM9K e LG G5, che nelle rispettive modalità accurate scendono sensibilmente. Non è un difetto: è fisica. I produttori usano vari trucchi per gonfiare la luminosità percepita, ad esempio spostando la temperatura colore verso il blu, che il nostro occhio interpreta come più luminoso. Il risultato in modalità Vivid è d’impatto immediato, quasi ipnotico, ma alla lunga diventa faticoso, con immagini iper reali che ricordano una specie di “valle perturbante” visiva.
La luminosità non è tutto: colore, contrasto
Sul fronte OLED, i progressi ci sono stati ma con ritmi diversi. LG ha introdotto la tecnologia “four stack”, che in pratica sovrappone due pannelli OLED, e questo ha dato una bella spinta alla luminosità del G4. Con il G6, però, i miglioramenti si sono fatti più marginali. I modelli OLED non possono competere con le torce delle più recenti TV a Micro RGB, e per la maggior parte delle persone non ce n’è nemmeno bisogno.
Perché alla fine la luminosità è solo un pezzo del puzzle. Colore e contrasto contano almeno quanto la quantità di luce. Basta pensare a quante scene nei film si svolgono di notte, in ambienti bui dove conta molto di più la resa dei dettagli nelle ombre. E poi ci sono TV eccellenti che non brillano certo per luminosità: il QM6K, uno dei migliori sotto i 900 euro circa, fatica ad arrivare a 600 nit. LG C4, in modalità accurata, sta sotto i 1.000 nit. Eppure entrambi offrono un’esperienza più che soddisfacente per film e videogiochi.
Il ruolo del gaming
A proposito di giochi: è proprio il gaming l’ambito dove la luminosità extra fa davvero la differenza oggi. A differenza delle piattaforme di streaming, gli sviluppatori di videogiochi possono impostare la luminosità HDR del titolo come preferiscono. Giocare a Call of Duty su Xbox su una TV da 3.000 nit rispetto a uno da 1.000 nit è il modo più diretto e divertente per percepire il divario.
Con l’arrivo di Dolby Vision 2, che promette di ottimizzare la resa sia sui modelli economici sia su quelli premium, le cose potrebbero migliorare ulteriormente, anche se contenuti e hardware compatibili non arriveranno prima di almeno 12 mesi. Per quanto riguarda i modelli 2026 già misurati in laboratorio, nessuno ha superato i picchi stabiliti l’anno scorso. La guerra della luminosità potrebbe essere già in fase di stallo, con il passaggio a Micro RGB che sembra puntare più su una resa cromatica superiore che su numeri di nit sempre più estremi.
