La produzione globale di fertilizzanti dipende in modo quasi totale dal gas naturale, e questo è un problema enorme. In uno scenario internazionale segnato da tensioni in Medio Oriente e rotte commerciali sempre più instabili, un progetto nel cuore del Sudamerica punta a spezzare questa dipendenza una volta per tutte. L’azienda britannica Atome ha dato il via libera definitivo alla costruzione di Villeta, un impianto di fertilizzanti in Paraguay dal valore di circa 620 milioni di euro, che eliminerà completamente l’uso di combustibili fossili dalla propria catena produttiva.
La questione è tutt’altro che marginale. Tradizionalmente, la stragrande maggioranza dei fertilizzanti azotati viene prodotta combinando azoto dall’aria con idrogeno estratto dal gas naturale. Villeta, invece, sfrutterà elettricità rinnovabile per separare l’idrogeno dall’acqua attraverso un processo di elettrolisi. Per Olivier Mussat, amministratore delegato di Atome, la portata del progetto va ben oltre la sostenibilità ambientale. Secondo le sue parole, non si tratta di una storia ecologica, ma di una questione di sicurezza alimentare. E il punto è tutt’altro che teorico.
Tra un quarto e un terzo delle esportazioni mondiali di fertilizzanti azotati transita attraverso lo Stretto di Hormuz. Con i conflitti recenti, le spedizioni di gas sono calate, i prezzi sono saliti e lo spettro di una crisi alimentaria si è fatto più concreto. Per l’America Latina, potenza agroesportatrice ma fortemente dipendente da fertilizzanti importati, il progetto Villeta funziona come una sorta di copertura strutturale contro la volatilità geopolitica.
Paraguay, un traguardo finanziario senza precedenti
Atome è riuscita a chiudere un pacchetto di finanziamento che comprende circa 390 milioni di euro in debito e 228 milioni in capitale. A sostenere l’operazione ci sono nomi di peso come la Corporazione Finanziaria Internazionale (IFC), la Banca Europea degli Investimenti (BEI) e il fondo di investimento specializzato in idrogeno Hy24. Mussat ha sottolineato che si tratta della prima volta in assoluto in cui un impianto di fertilizzanti verdi viene finanziato su scala industriale. Pierre-Etienne Franc, a capo di Hy24, ha spiegato che disporre di fonti energetiche economiche e non fossili offre una strada verso il fertilizzante verde che può essere localizzata, svincolando l’industria dai prezzi dettati dal gas naturale a livello globale.
La carta vincente del Paraguay: energia idroelettrica a bassissimo costo
Storicamente, l’idrogeno verde è stato troppo costoso per competere con quello di origine fossile. Ma il Paraguay ha un asso nella manica che cambia completamente l’equazione. L’impianto Villeta funzionerà con elettrolizzatori su larga scala alimentati dalla diga idroelettrica di Itaipú, condivisa tra Paraguay e Brasile. Secondo le proiezioni di Atome, i costi dell’elettricità si aggireranno intorno ai 28 euro per megawattora, grazie a un accordo di fornitura a lungo termine.
Questa combinazione di fattibilità tecnica ed economica è bastata a convincere il colosso norvegese dei fertilizzanti Yara International a firmare un contratto vincolante di 10 anni per acquistare l’intera produzione dell’impianto, stimata in circa 260.000 tonnellate annue. Per decenni il Paraguay ha venduto a prezzi stracciati il proprio surplus energetico generato da Itaipú ai vicini Brasile e Argentina. L’arrivo di Villeta rappresenta per il Paese un cambio di paradigma storico: utilizzare quell’energia pulita all’interno dei propri confini per creare occupazione e produrre un bene ad alto valore aggiunto.
Quando entrerà in funzione nel 2029, Villeta rappresenterà meno dell’1% del mercato globale dei fertilizzanti azotati. Ma il punto, secondo gli osservatori del settore, è un altro: se il modello paraguayo funziona, potrebbe diventare il riferimento definitivo per liberare l’agricoltura mondiale dalla dipendenza dai combustibili fossili.
