L’anonimato sui social network potrebbe avere i giorni contati, almeno in Grecia. Il governo ellenico sta infatti valutando seriamente la possibilità di eliminare, o quantomeno ridurre in modo significativo, la possibilità di commentare e interagire sulle piattaforme social senza rivelare la propria identità. Una mossa che va ben oltre il semplice divieto di accesso ai social per i minori, misura a cui la Grecia dovrebbe aderire a partire dall’inizio del prossimo anno.
Il tema non è nuovo nel dibattito europeo, ma il contesto greco lo rende particolarmente caldo. Nel prossimo anno si terranno le elezioni nazionali, e questo dettaglio non è affatto secondario. Anzi, è probabilmente il motore principale di tutta la discussione. I politici greci guardano con preoccupazione crescente alla piega che sta prendendo il dibattito pubblico sulle piattaforme digitali, dove le conversazioni degenerano spesso in attacchi personali e campagne diffamatorie che restano quasi sempre senza conseguenze per chi le porta avanti.
Perché il governo greco vuole togliere l’anonimato
La posizione dell’esecutivo è piuttosto chiara: secondo il governo greco, il fatto di poter commentare e pubblicare contenuti restando anonimi alimenta comportamenti irresponsabili. La stragrande maggioranza delle persone che si nasconde dietro un profilo fittizio sa benissimo di non dover rendere conto a nessuno per quello che scrive. E questo, secondo la lettura di Atene, genera un circolo vizioso in cui la diffamazione e l’aggressività diventano la norma.
L’idea di fondo è semplice, almeno sulla carta: se per interagire sui social network fosse necessario associare il proprio nome e cognome reale al profilo, molte persone ci penserebbero due volte prima di scrivere certe cose. “Metterci la faccia”, insomma, funzionerebbe come deterrente naturale contro i comportamenti più tossici. Un ragionamento che ha una sua logica intuitiva, anche se ovviamente porta con sé una serie di interrogativi enormi su privacy, libertà di espressione e gestione pratica della cosa.
A parlare apertamente di questa possibilità è stato Dimitris Papastergiou, ministro greco per la governance digitale, intervenuto nell’ambito del Forum economico di Delfi. Le sue parole hanno reso esplicita una direzione politica che evidentemente il governo sta considerando con una certa serietà, non come semplice provocazione elettorale ma come potenziale misura concreta.
