Quando si parla di truffe online e raggiri costruiti a tavolino, questa storia supera davvero ogni immaginazione. Una donna di 53 anni, originaria del Veneto, ha messo in piedi una messinscena così elaborata da coinvolgere persino immagini generate dall’intelligenza artificiale per simulare il funerale della figlia. Il tutto con un unico obiettivo: sottrarre denaro a una ex collega che si è fidata ciecamente di lei.
La vicenda parte da un rapporto lavorativo risalente a diversi anni fa, quando le due donne avevano condiviso un impiego presso un albergo dell’Alto Adige. Facendo leva su quel legame, la 53enne ha contattato la ex collega raccontandole una storia drammatica: la figlia, incinta, si trovava ricoverata in condizioni gravissime in una clinica svizzera e servivano ben 1.700 euro al giorno per coprire le spese delle cure. La vittima, colpita dalla situazione e mossa da compassione autentica, ha iniziato a effettuare una serie di versamenti di denaro senza porsi troppe domande.
Dal falso ricovero al finto funerale della figlia
La truffa però non si è fermata lì. La donna ha alzato ulteriormente la posta, annunciando alla ex collega la morte della figlia e la sopravvivenza della neonata. Un colpo emotivo devastante, pensato con lucidità per continuare a estorcere denaro con la scusa di fantomatiche spese mediche per la bambina. Per rendere tutto più credibile, la truffatrice ha inviato alla vittima fotografie di neonati prematuri scaricate dal web, insieme ad alcune immagini del funerale della figlia create appositamente con strumenti di intelligenza artificiale.
Ed è proprio l’uso dell’AI per generare foto false del funerale che rende questa vicenda particolarmente inquietante. Perché dimostra come certi strumenti, nati per scopi del tutto legittimi, possano trasformarsi in armi nelle mani sbagliate. La qualità delle immagini prodotte oggi dall’intelligenza artificiale è tale da poter ingannare senza troppa difficoltà chi non ha motivo di dubitare della buona fede dell’interlocutore.
Le indagini e la denuncia per truffa
A far scattare il campanello d’allarme è stato un parente della vittima. Insospettito da alcuni dettagli, ha deciso di condurre autonomamente delle verifiche online che hanno permesso di smascherare il raggiro. A quel punto sono intervenuti i carabinieri di Selva di Val Gardena, in provincia di Bolzano, che hanno ricostruito con precisione i movimenti bancari legati alla vicenda.
Le indagini hanno portato all’identificazione dell’intestatario del conto corrente sul quale la vittima aveva versato, tramite una serie di bonifici, un totale di 1.550 euro. La donna è stata quindi denunciata per truffa. Una cifra che, per quanto inferiore alla richiesta iniziale di 1.700 euro al giorno, rappresenta comunque un danno concreto per chi ha avuto la sola colpa di fidarsi di una persona che conosceva da tempo e di credere a una storia costruita con cinismo e con l’aiuto della tecnologia.
