Iniettare materiale radioattivo nei corni di rinoceronte per renderli rilevabili ai controlli doganali. Sembra la trama di un film, e invece è un progetto scientifico reale, già in fase operativa in Sudafrica. Il punto di partenza è tanto semplice quanto geniale. La maggior parte dei principali aeroporti e porti del mondo, compresi quelli sudafricani, dispone già di infrastrutture pensate per intercettare materiale radioattivo. Quei sistemi esistono per individuare armi nucleari e prevenire il contrabbando tra paesi. Ora, però, qualcuno ha pensato di sfruttarli per uno scopo completamente diverso: fermare la caccia illegale ai rinoceronti.
Il progetto si chiama Rhisotope Project ed è guidato dal professor James Larkin, a capo dell’Unità di Radiazione e Fisica della Salute (RHPU) della Università Witwatersrand di Johannesburg. La dinamica è sempre la stessa. Un gruppo di scienziati sudafricani sta iniettando basse dosi di radioisotopi direttamente nei corni di rinoceronti vivi. L’obiettivo è renderli facilmente individuabili quando qualcuno tenta di farli passare attraverso i controlli di frontiera. Chiunque provi a trasportare quei corni radioattivi farebbe scattare gli allarmi, attivando una risposta immediata delle forze dell’ordine.
Perché proprio i corni dei rinoceronti e perché proprio in Sudafrica
Il contesto geografico non è affatto casuale. Il Sudafrica ospita la maggior parte dei rinoceronti del pianeta ed è, di conseguenza, un epicentro della caccia illegale alimentata dalla domanda proveniente dall’Asia. Laggiù i corni vengono utilizzati nella medicina tradizionale per presunti effetti terapeutici mai dimostrati scientificamente. Come ha spiegato lo stesso Larkin, “ogni 20 ore in Sudafrica muore un rinoceronte a causa del suo corno”. I numeri parlano chiaro. L’anno scorso il Ministero dell’Ambiente sudafricano ha dichiarato che 499 di questi mammiferi sono stati uccisi nel 2023, la maggior parte in parchi statali. Un aumento dell’11% rispetto al 2022.
I ricercatori sottolineano che il contrabbando di corni li ha trasformati nel prodotto illegale più prezioso sul mercato nero, con un valore superiore a quello dell’oro, del platino, dei diamanti e della cocaina. Si parla di cifre che raggiungono i 55.000 euro al chilo, il che spiega perché questo mercato illegale continua a prosperare nonostante gli sforzi per contrastarlo.
Come funziona il processo e quali sono i prossimi passi
Nel dettaglio, il Rhisotope Project prevede l’inserimento di due piccoli chip radioattivi nella zona dei corni di 20 rinoceronti sedati. Dopo l’inserimento, la zona viene ulteriormente trattata con circa 11.000 micropunti. La salute degli animali viene monitorata costantemente durante i sei mesi successivi all’intervento. Ogni inserimento è stato supervisionato da veterinari esperti, con la massima attenzione per evitare qualsiasi danno agli animali. Larkin ha precisato che mesi di ricerche e test hanno confermato che i radioisotopi inseriti non comportano rischi per la salute dei rinoceronti né per chi se ne prende cura.
C’è anche un ulteriore effetto collaterale, tutt’altro che secondario: una volta inserita la dose di radioattività, qualsiasi prodotto elaborato a partire da quei corni diventa, di fatto, velenoso per il consumo umano. Questo potrebbe scoraggiare anche la domanda finale, non solo il contrabbando.
Il materiale radioattivo, secondo quanto dichiarato, dovrebbe durare circa cinque anni all’interno del corno, una soluzione descritta come più economica rispetto alla rimozione dei corni, che andrebbe ripetuta ogni 18 mesi. Se il programma avrà successo, potrebbe essere esteso ad altre specie a rischio come elefanti e pangolini, oltre che ad altre piante e animali, secondo quanto comunicato dall’università.
