Alcuni funzionari britannici temono che il piano di Keir Starmer per rafforzare i legami con l’Unione Europea possa mettere a rischio l’alleanza tra Regno Unito e Stati Uniti, con una preoccupazione molto concreta che riguarda soprattutto il settore tecnologico: l’eventuale obbligo di adottare la regolamentazione europea sull’intelligenza artificiale. Una questione tutt’altro che marginale, perché tocca equilibri geopolitici delicatissimi e il futuro di un’industria che Londra considera strategica.
Il punto è abbastanza chiaro. Da una parte c’è la volontà del primo ministro britannico di riavvicinarsi a Bruxelles, anche in chiave economica e diplomatica. Dall’altra, però, ci sono funzionari del governo che vedono in questa mossa un potenziale effetto collaterale piuttosto pesante: compromettere il rapporto privilegiato con Washington e, allo stesso tempo, imbrigliare il comparto tech del paese dentro un quadro normativo pensato per il mercato europeo ma non necessariamente adatto alle ambizioni britanniche.
Perché la regolamentazione UE sull’IA preoccupa Londra
La regolamentazione dell’intelligenza artificiale adottata dall’Unione Europea è tra le più stringenti al mondo. Prevede obblighi molto dettagliati per le aziende che sviluppano e distribuiscono sistemi di IA, con classificazioni di rischio e requisiti di trasparenza che in molti, nel settore tecnologico britannico, considerano un freno all’innovazione. Il timore di alcuni funzionari è che un riavvicinamento troppo stretto all’UE possa comportare, di fatto, l’adozione di queste stesse regole anche nel Regno Unito.
E qui entra in gioco l’altro grande protagonista della questione: gli Stati Uniti. Washington ha scelto un approccio molto diverso alla regolamentazione dell’IA, decisamente più permissivo e orientato a lasciare spazio alle imprese. Un allineamento britannico alla normativa europea potrebbe creare attriti con l’alleato americano, specialmente in un momento in cui la competizione tecnologica globale è sempre più accesa. Non va dimenticato che il rapporto tra Londra e Washington, dopo la Brexit, era stato presentato proprio come un’opportunità per stringere legami commerciali e normativi più forti con il mondo anglosassone.
Il settore tech britannico al centro del dibattito
Il vero nodo, al di là della diplomazia, è il destino del settore tecnologico britannico. Il Regno Unito ha investito molto per posizionarsi come hub globale per l’intelligenza artificiale. Londra ospita laboratori di ricerca di primo piano, startup in rapida crescita e centri di sviluppo di alcune delle più grandi aziende tech del pianeta. Adottare il framework normativo europeo potrebbe rallentare questa corsa, almeno secondo chi nel governo esprime queste preoccupazioni.
C’è anche una questione di sovranità regolatoria. Dopo la Brexit, uno degli argomenti centrali era proprio la possibilità per il Regno Unito di definire le proprie regole in modo indipendente. Tornare a importare normative da Bruxelles, soprattutto in un ambito così sensibile come l’intelligenza artificiale, rappresenterebbe per molti un passo indietro rispetto a quella promessa.
Il piano di Starmer per relazioni più strette con l’Unione Europea non riguarda ovviamente solo la tecnologia. Ma è proprio su questo terreno che le tensioni interne al governo sembrano più evidenti, con funzionari divisi tra chi vede nel riavvicinamento a Bruxelles un’opportunità economica e chi invece teme le conseguenze per l’alleanza con gli Stati Uniti e per la competitività del comparto tech. Le preoccupazioni sono state espresse da fonti interne al governo, che hanno evidenziato come il rischio riguardi tanto la dimensione tecnologica quanto quella delle relazioni transatlantiche.
