La vicenda che coinvolge Google e un forum legato al suicidio nel Regno Unito sta sollevando un polverone enorme. L’accusa è gravissima: il colosso di Mountain View avrebbe dato troppa visibilità a un sito collegato ad almeno 164 decessi nel Paese, finendo nel mirino dell’Online Safety Act e di diverse associazioni che si occupano di sicurezza digitale.
Il nodo della questione è piuttosto semplice da capire. Il forum in questione è stato colpito da restrizioni nel Regno Unito e il suo operatore statunitense è stato multato da Ofcom, l’autorità britannica per le comunicazioni. Eppure, cercando il nome del sito su Google, il link continua a comparire tranquillamente tra i risultati del motore di ricerca. Come se niente fosse successo. Accanto al collegamento viene sì mostrata una pagina che avvisa del blocco per gli utenti britannici, ma il problema è che quella stessa pagina contiene anche l’indirizzo del forum. E raggiungerlo, a quel punto, diventa banale: basta una VPN o uno strumento simile per simulare una connessione dall’estero.
Proprio questo dettaglio ha fatto scattare la reazione della Molly Rose Foundation, un’associazione nata dopo la morte della quattordicenne Molly Russell e tuttora molto attiva sui temi della sicurezza online, soprattutto quando riguardano i più giovani.
La difesa di Google e la posizione di Ofcom
Google respinge ogni accusa senza mezzi termini. La posizione dell’azienda è chiara: la legge britannica consente ai motori di ricerca di mostrare risultati cosiddetti “navigazionali”, in particolare quando le pagine indicate non contengono materiale classificato come illegale. Non ci sarebbe quindi, secondo Mountain View, alcuna violazione dell’Online Safety Act.
A supporto della propria difesa, Google fa notare che nei risultati di ricerca vengono mostrati anche collegamenti a servizi di supporto psicologico, come quelli offerti dall’organizzazione Samaritans, insieme a contenuti informativi e notizie correlate al tema. Una sorta di rete di sicurezza pensata per intercettare chi cerca informazioni pericolose e indirizzarlo verso risorse utili.
Per Ofcom, però, la questione è tutt’altro che risolta. La situazione resta troppo ambigua e non si escludono ulteriori interventi, compresa la possibilità di chiedere ai provider di bloccare completamente il sito nel Regno Unito. Un passo drastico, certo, ma che molti considerano ormai necessario.
Le famiglie delle vittime chiedono azioni concrete
Nel frattempo, chi ha perso un figlio o un familiare non si accontenta delle spiegazioni tecniche. Per le famiglie delle vittime e per le associazioni che le rappresentano, il fatto che il forum sia ancora rintracciabile tramite Google rappresenta un rischio concreto e inaccettabile. Parliamo di persone vulnerabili, di adolescenti, di chi si trova in un momento di fragilità e potrebbe imbattersi in contenuti estremamente pericolosi con pochi clic.
La pressione sulle istituzioni britanniche e sulle grandi piattaforme tecnologiche continua a crescere. Le misure adottate finora vengono giudicate insufficienti da chi vive quotidianamente le conseguenze di una sicurezza digitale ancora piena di falle. E quei 164 decessi restano lì, come un dato che pesa più di qualsiasi argomento legale o tecnico.
