Il Blu-ray non è morto, o almeno non per tutti. In un’epoca in cui lo streaming domina il panorama dell’intrattenimento domestico e il cloud storage ha reso quasi superfluo il backup in locale, c’è chi continua a scommettere sui supporti fisici con una convinzione che va ben oltre la nostalgia. Parliamo di I-O Data e della divisione giapponese di Verbatim, due realtà che hanno deciso di rinnovare la propria collaborazione proprio quando il resto del mercato sembra andare nella direzione opposta.
Film e serie TV ormai si consumano quasi esclusivamente su piattaforme come Netflix o Prime Video. Per moltissime persone il disco fisico è diventato un ricordo, un oggetto che raccoglie polvere sullo scaffale. Eppure, Verbatim e I-O Data guardano a questo scenario con una prospettiva diversa, convinte che esista ancora uno spazio concreto per il formato Blu-ray. E non è un caso che l’annuncio arrivi con una tempistica molto precisa.
Il contesto giapponese e l’uscita di scena di Sony
La partnership rinnovata tra le due aziende guarda in modo particolare al mercato giapponese, che rispetto ad altri continua a mostrare un interesse significativo per questa tecnologia. Il Giappone, del resto, ha sempre avuto un rapporto speciale con i supporti fisici, dalla musica ai film, passando per l’archiviazione dati.
Quello che rende tutto più interessante è il contesto. L’annuncio arriva a poche settimane dalla notizia che Sony, il colosso che ha praticamente inventato il Blu-ray, ha deciso di interrompere la vendita dei registratori. Una mossa che ha fatto rumore, e non poco. A Sony si sono aggiunte anche Elecom e Buffalo, noti soprattutto per i loro drive esterni, che hanno fatto la stessa scelta. Insomma, il mercato si sta restringendo in modo evidente, e i big si stanno tirando indietro uno dopo l’altro.
I-O Data e Verbatim non vivono certo in una bolla. Sanno perfettamente che lo scenario è cambiato rispetto a una decina di anni fa. La domanda di supporti Blu-ray è diminuita in modo netto, sia sul fronte dell’uso domestico sia in ambito professionale. E c’è un dettaglio che spesso viene tirato in ballo dai sostenitori del formato fisico: lo streaming comporta spesso un decadimento della qualità dovuto alla compressione elevata. È vero, ma è anche un aspetto che interessa quasi esclusivamente ai puristi. La gran parte del pubblico nemmeno se ne accorge, e francamente non se ne preoccupa.

