La costruzione di nuovi datacenter negli Stati Uniti sta diventando una questione sempre più spinosa, e non solo per ragioni tecniche. La corsa sfrenata verso l’intelligenza artificiale richiede infrastrutture enormi, ma chi ci vive accanto non ne vuole sapere. Anzi, il livello di opposizione ha raggiunto proporzioni che pochi avrebbero immaginato anche solo qualche mese fa.
Secondo un recente sondaggio condotto da Gallup, circa sette americani su dieci si dichiarano contrari alla realizzazione di datacenter nelle vicinanze delle proprie abitazioni o delle comunità locali. Un dato che colpisce, soprattutto se confrontato con quello rilevato verso la fine del 2025, quando i contrari erano meno della metà. In pochissimo tempo, quindi, il vento è cambiato in modo radicale.
E il dato più sorprendente è probabilmente un altro. Stando a quanto emerge, i datacenter sono diventati addirittura più impopolari delle centrali nucleari. Detto in modo semplice: molti cittadini americani preferirebbero avere del materiale radioattivo nel quartiere piuttosto che un grande hub dedicato a server e intelligenza artificiale. Sembra un paradosso, ma la percezione pubblica parla chiaro.
Perché i datacenter fanno così paura ai residenti
Il nodo centrale della questione è legato a due risorse fondamentali: energia e acqua. I datacenter moderni, soprattutto quelli progettati per sostenere i carichi di lavoro dell’intelligenza artificiale, sono strutture sempre più mastodontiche e incredibilmente voraci. Il loro fabbisogno energetico e idrico può mettere sotto pressione gli impianti già esistenti, con conseguenze facilmente immaginabili per le abitazioni vicine. Bollette che salgono, risorse che scarseggiano, infrastrutture che faticano a reggere il peso di questi colossi tecnologici.
Non si tratta di proteste isolate o di qualche comitato locale particolarmente agguerrito. Le manifestazioni di dissenso stanno concretamente rallentando approvazioni, autorizzazioni e cantieri in tutto il Paese. Almeno 69 giurisdizioni negli Stati Uniti hanno già introdotto moratorie o restrizioni temporanee sui nuovi progetti legati ai datacenter. Un numero significativo che dà la misura di quanto il fenomeno sia diffuso e trasversale.
La questione diventa politica
Quello che era nato come un problema urbanistico e ambientale si è trasformato rapidamente in una vera e propria questione politica. Anche i datacenter già approvati stanno creando grattacapi ad amministratori locali e consigli comunali. Le assemblee pubbliche dedicate a questi progetti si sono trasformate in arene di scontro acceso tra residenti, associazioni ambientaliste e aziende tecnologiche. Il clima, in molti casi, è diventato rovente.
