Quella delle lucciole nel Cretaceo è una scoperta che rimette in discussione parecchio di quello che si dava per scontato sulla storia di questi insetti. Una nuova ricerca ha infatti confermato che le lucciole esistevano già 100 milioni di anni fa, nelle fitte foreste birmane dell’epoca, e che erano capaci di comunicare attraverso la luce esattamente come fanno le specie che conosciamo oggi.
È un dettaglio che colpisce, se ci si ferma a pensarci. Quando si immaginano le notti del Cretaceo, vengono in mente scenari dominati da predatori enormi, cieli solcati da creature preistoriche e giungle gigantesche che sembrano appartenere a un altro pianeta. E invece no, tra quegli alberi coperti di resina e quelle foreste umide, qualcosa di sorprendentemente familiare già pulsava nella penombra.
Una scoperta che cambia la prospettiva sulla bioluminescenza
Il fatto che le lucciole fossero già presenti in un’epoca così remota significa che la loro capacità di produrre luce, la cosiddetta bioluminescenza, ha origini molto più antiche di quanto si pensasse. Non si tratta di un adattamento recente, sviluppato magari negli ultimi milioni di anni, ma di un meccanismo di comunicazione che affonda le radici in un periodo in cui i dinosauri dominavano il pianeta.
Le foreste birmane di quell’era geologica sono da tempo una miniera di informazioni per i paleontologi, soprattutto grazie all’ambra che ha preservato in modo eccezionale piccoli organismi intrappolati nella resina. È proprio da questo tipo di reperti che arrivano le conferme più significative. E questa ricerca sulle lucciole nel Cretaceo aggiunge un tassello importante: la luce come strumento di comunicazione tra insetti non è un’invenzione evolutiva moderna, ma qualcosa che ha attraversato decine di milioni di anni praticamente senza cambiare nella sostanza.
Insetti antichissimi, comportamenti modernissimi
Quello che rende questa scoperta ancora più affascinante è la continuità. Le lucciole di 100 milioni di anni fa non erano creature radicalmente diverse da quelle che si vedono nelle sere d’estate. Utilizzavano la luce per comunicare, probabilmente per attirare i partner, con un meccanismo che le specie attuali hanno mantenuto pressoché invariato. È raro trovare un comportamento biologico che si conservi per un arco di tempo così sterminato.
