Il nuovo minimalismo 3D nel design delle auto sta ridisegnando le regole del gioco. Basta guardare la nuova DS N°7, come fanno notare i collegi di motor1, per capire cosa sta succedendo: non è un’auto povera di segni, né semplificata in modo banale, eppure rinuncia a molti di quei giochi di linee che fino a pochi anni fa servivano a movimentare fiancate e parafanghi. Meno nervature, meno pieghe decorative, più superfici tese e continue. Non piatte in senso letterale, ma più pulite, più calme. E paradossalmente, molto più difficili da controllare bene in fase di progetto.
Per molti anni, e soprattutto in tempi relativamente recenti, il design automobilistico ha usato tagli, nervature e pieghe per alleggerire visivamente auto sempre più grandi, alte e complesse. Oggi diversi marchi stanno facendo esattamente il contrario, lasciando che siano soprattutto le superfici a costruire la presenza dell’auto. Questa tendenza si vede bene sulla DS N°7 e sulla precedente N°8, ma anche nelle ultime BMW della Neue Klasse, dove la Casa parla apertamente di linee precise e di un aspetto esterno più chiaro e ridotto, costruito su superfici forti e leggibili. Il concept Neue Klasse segna le linee guida dei futuri modelli bavaresi, con un linguaggio semplicissimo che prende spunto addirittura dagli anni Settanta. Prima della SUV N°7, DS ha presentato la berlina crossover premium N°8, seguendo i medesimi principi: i dettagli sono sicuramente ricercati, ma linee e volumi risultano semplificati, con fiancate essenziali e tagli netti degli sbalzi.
Non solo estetica: dietro c’è anche l’aerodinamica
Questo minimalismo non nasce solo dal gusto. Superfici più continue, maniglie a filo, dettagli nascosti e meno interruzioni aiutano anche il lavoro dell’aria. Sulla DS N°7, per esempio, il design più pulito si accompagna a un Cx dichiarato di 0,26. Lo stesso discorso vale per concept e modelli che anticipano il futuro. L’Audi Concept C, manifesto di un nuovo linguaggio della Casa dei quattro anelli, insiste proprio su superfici pulite e linee orizzontali, quasi monolitiche, più tese che scolpite. Il riferimento è il Bauhaus della prima TT e delle Auto Union storiche, ma c’è un forte salto rispetto ad altre Audi presentate anche recentemente. Anche nelle versioni meno sportive, l’ultima Audi A6 lavora su superfici ampie, con spigoli netti, linee dinamiche e raccordi che rendono il disegno più articolato.
C’è poi una ragione culturale. Il premium contemporaneo, soprattutto europeo, non cerca sempre muscoli, effetti speciali o lamierati nervosi. Spesso preferisce un’eleganza più silenziosa, quasi architettonica, fatta di volumi chiari e di superfici ben tirate. Land Rover lo dice da anni per la Velar, definita esempio di design modernista essenziale, e oggi lo ribadisce praticamente con tutti i modelli della gamma Land e Range. Mentre Jaguar con la concept Type 00 porta questa logica ancora più avanti, con superfici a filo e masse quasi scolpite in un unico blocco.
Anche dalla Cina soffia lo stesso vento
Non è una tendenza solo europea. Anche la Cina, che per molti aspetti sta facendo da volano al mercato e al design internazionale, segue questi principi. La Leapmotor C10 viene presentata come un SUV dalle superfici pulite e dalle proporzioni moderne, ma gli esempi si moltiplicano: dalla Jaecoo 7 alla lussuosa Yangwang U8 della galassia BYD, passando per berline dalle linee pulitissime come la Xiaomi SU7 e la YU7. Le forme sono essenziali e aerodinamiche, senza indulgere in eccessi decorativi.
