La possibilità che SpaceX approdi a Wall Street nel giro di pochissimi giorni sta prendendo forma concreta. La società aerospaziale di Elon Musk sarebbe pronta a depositare il filing per la sua quotazione in Borsa già nel corso di questa settimana, con l’obiettivo di raccogliere una cifra che si aggira intorno ai 70 miliardi di euro. Se confermata, sarebbe un’operazione capace di polverizzare il record stabilito da Saudi Aramco, la compagnia petrolifera statale saudita, che nel 2019 raccolse circa 24 miliardi di euro.
Il contesto in cui si inserisce questa mossa è tutt’altro che casuale. Quasi due mesi fa, Musk aveva annunciato che SpaceX avrebbe acquisito xAI, la startup di intelligenza artificiale fondata sempre dal miliardario statunitense. Diversi analisti avevano letto quella decisione come una premessa chiara: una riorganizzazione societaria pensata proprio per preparare il terreno a una possibile IPO.
Non è la prima volta che se ne parla
Le indiscrezioni su un possibile debutto di SpaceX in Borsa circolano già da tempo. A fine anno si era parlato diffusamente di un grande salto, dopo anni in cui la società aveva resistito a qualsiasi ipotesi di quotazione pubblica. Stavolta, però, il quadro sembra diverso. Il motivo che potrebbe aver fatto cambiare idea a Musk è il suo crescente interesse per l’intelligenza artificiale: secondo diversi osservatori, il fondatore di SpaceX vuole integrare la società nella sua strategia complessiva sull’AI, accelerando lo sviluppo di tecnologie con un potenziale enorme. Una IPO, in questo scenario, non servirebbe solo a raccogliere capitali per finanziare lanci spaziali e satelliti avanzati. Permetterebbe anche di sostenere progetti più ambiziosi e di consolidare una posizione di forza assoluta nel settore aerospaziale e tecnologico.
Perché SpaceX si muove proprio adesso
La risposta sta tutta in una frase che Musk ha scritto sul blog aziendale di SpaceX: “Nel lungo periodo, l’AI basata nello spazio è ovviamente l’unico modo per espandersi”. E non è solo una visione teorica. Abhi Tripathi, ex dipendente di SpaceX, ha raccontato che quando Musk ha capito che i satelliti di Starlink potevano trasformarsi in una rete di data center distribuiti, da quel momento era diventato “solo questione di tempo”.
“È in quel momento che un’IPO è diventata all’improvviso una possibilità dopo essere stata un’opzione improbabile per così tanto tempo”, ha spiegato Tripathi. E ha aggiunto un passaggio particolarmente significativo: “Se avete seguito le tattiche di Elon, sapete che quando decide di fare qualcosa ci si dedica completamente. Gran parte della corsa all’AI si gioca sulla capacità di accumulare e impiegare risorse che lavorano più velocemente della concorrenza. Un tesoretto ottenuto attraverso un’IPO darebbe un impulso enorme alla sua strategia e complicherebbe la vita a tutti gli altri”. Quello che emerge, insomma, è che SpaceX non starebbe semplicemente cercando liquidità. La quotazione in Borsa sarebbe il tassello mancante di un piano molto più ampio, in cui lanci spaziali, costellazioni satellitari e intelligenza artificiale convergono in un unico ecosistema.
