Che le mucche fossero animali più svegli di quanto si pensi era già nell’aria da tempo, ma adesso arriva una conferma piuttosto sorprendente. Uno studio appena pubblicato sulla rivista Plos One, condotto da un team guidato da Océane Amichaud dell’Inrae di Nouzilly, in Francia, ha dimostrato che le mucche sono in grado di riconoscere i volti dei propri allevatori e, cosa ancora più affascinante, di associare quei volti alla voce corrispondente. Non è un dettaglio da poco: parliamo di una capacità cognitiva chiamata riconoscimento intermodale, che prevede l’integrazione di due canali sensoriali diversi, vista e udito, per identificare una stessa persona. Roba che fino a qualche anno fa veniva attribuita praticamente solo agli esseri umani e a poche altre specie.
Questa ricerca si inserisce in un filone sempre più ricco di studi sull’intelligenza dei bovini. Vale la pena ricordare, ad esempio, quanto emerso da uno studio pubblicato a gennaio scorso sulla rivista Current Biology: una mucca di razza Bruna Svizzera, chiamata Veronika, aveva dimostrato di saper usare in modo consapevole e flessibile uno spazzolone per grattarsi. Era la prima volta in assoluto che si documentava l’uso di strumenti da parte dei bovini, un’abilità fino a quel momento osservata solo negli esseri umani e negli scimpanzé.
L’esperimento: video, audio e frequenza cardiaca
Per lo studio in questione, i ricercatori hanno lavorato con 32 mucche di razza Prim’ Holstein, animali domestici abituati a vivere a stretto contatto con le persone e caratterizzati da un comportamento fortemente sociale. L’esperimento prevedeva la proiezione di video senza audio che mostravano volti maschili, alcuni familiari e altri del tutto sconosciuti. I ricercatori hanno misurato per quanto tempo le mucche fissavano lo schermo.
Poi sono passati alla fase più interessante. Hanno riprodotto gli stessi video, stavolta accompagnandoli con la voce di uno dei due uomini, che pronunciava la medesima frase. L’obiettivo era capire se le mucche fossero in grado di collegare un volto a una voce nota. In parallelo, il team ha monitorato la frequenza cardiaca degli animali, per verificare eventuali reazioni emotive durante la visione.
I risultati: le mucche distinguono chi conoscono da chi no
I dati raccolti hanno restituito un quadro piuttosto chiaro. Durante la visione dei video senza audio, le mucche hanno fissato più a lungo i volti sconosciuti, segno evidente che sapevano distinguerli da quelli familiari. Quando invece l’audio era attivo, gli animali hanno prestato maggiore attenzione ai video in cui la voce corrispondeva al volto mostrato. Questo conferma la capacità delle mucche di integrare informazioni visive e sonore per riconoscere una persona.
C’è però un aspetto che non ha dato risultati significativi: la frequenza cardiaca. Né i volti né le voci, familiari o sconosciuti, sembrano aver influenzato la risposta emotiva delle mucche in modo misurabile. Un elemento che lascia aperta la porta a ulteriori approfondimenti.
Gli stessi autori dello studio, del resto, precisano che un video o un audio non possono sostituire un’interazione completa con una persona. Ciò nonostante, i risultati indicano chiaramente che le mucche elaborano i volti umani presentati in formato bidimensionale e riescono ad associare volti familiari e non familiari alle voci corrispondenti, integrando diverse modalità sensoriali. Per comprendere meglio questi animali e tutelare il loro benessere, saranno necessari ulteriori studi che analizzino più nel dettaglio come le mucche interagiscono con persone specifiche nel corso del tempo.
