Chi ha seguito il fenomeno Flipper Zero sa bene quanto quel piccolo dispositivo abbia cambiato le regole del gioco nel mondo dell’hacking portatile e del tinkering. Ora Flipper Devices è pronta a lanciare qualcosa di nuovo: si chiama Flipper One, ed è un prodotto che sulla carta sembra appartenere a una categoria completamente diversa. Parliamo di un dispositivo che si avvicina più a un miniPC Linux ultraportatile, pensato per chi lavora con le reti informatiche e ha bisogno di uno strumento potente, compatto e altamente personalizzabile. Punto fondamentale da chiarire subito: Flipper One non è un sequel. Flipper Zero resta in vendita, continua il suo percorso, e il nuovo arrivato si rivolge a un pubblico diverso, con tecnologie e finalità che non si sovrappongono.
Hardware serio e vocazione per le reti
Mentre Flipper Zero ha fatto la sua fortuna con segnali radio, NFC, RFID e Bluetooth, Flipper One punta dritto sulle reti. Le specifiche parlano chiaro: due porte Ethernet Gigabit, USB Ethernet a 5 Gbps e supporto Wi-Fi 6E sulle bande 2.4, 5 e 6 GHz. Per chi mastica queste cose, è già una dotazione notevole per un dispositivo portatile. Ma non finisce qui, perché c’è anche uno slot M.2 che apre scenari piuttosto interessanti. Attraverso quello slot si possono collegare modem 5G, SSD NVMe o SATA, acceleratori AI, schede Wi-Fi aggiuntive e moduli SDR tramite adattatori. Insomma, la modularità è il cuore del progetto.
Il cuore computazionale è un SoC Rockchip RK3576, che integra una CPU octa-core, una GPU ARM Mali-G52 e una NPU pensata per eseguire modelli di intelligenza artificiale direttamente in locale. La RAM è di 8 GB, una dotazione che consente di gestire carichi di lavoro discretamente impegnativi senza troppi compromessi.
Un sistema operativo costruito su misura
C’è poi un dettaglio che potrebbe fare la differenza nell’uso quotidiano. Flipper One integra un microcontrollore Raspberry Pi RP2350 dedicato esclusivamente alla gestione di schermo, touchpad, LED e alimentazione. Questo significa che alcune funzioni restano operative anche quando la parte Linux del dispositivo è completamente spenta. Una scelta progettuale intelligente, che separa le funzioni critiche dal sistema operativo principale.
A proposito del sistema operativo: la distribuzione Linux a bordo di Flipper One sarà sviluppata internamente e prenderà il nome di FlipperOS. L’idea è offrire profili preconfigurati e ambienti facilmente ripristinabili, evitando quel problema che chiunque abbia lavorato con dispositivi simili conosce fin troppo bene, ovvero il dover continuamente reinstallare immagini SD o riflashare tutto il sistema da zero. FlipperOS dovrebbe rendere l’esperienza molto più fluida e meno frustrante, almeno nelle intenzioni.

