L’intelligenza artificiale usata per fabbricare prove militari false, dati satellitari ritardati o manipolati e governi che si contendono il controllo delle immagini dallo spazio. Quello che sta succedendo nel Golfo Persico racconta una storia che va ben oltre il singolo episodio di propaganda. A febbraio, il Tehran Times ha pubblicato un’immagine che avrebbe dovuto mostrare un radar americano “completamente distrutto”. Era in realtà uno scatto preso da Google Earth, risalente a un anno prima e localizzato in Bahrain, modificato con l’intelligenza artificiale per simulare danni mai avvenuti. I ricercatori specializzati in intelligence open source (Osint) hanno smontato il falso nel giro di poche ore, risalendo all’immagine originale. Un caso piccolo, ma significativo.
Il punto è che l’infrastruttura satellitare su cui giornalisti, analisti, governi e persino piloti fanno affidamento per capire cosa succede davvero nel Golfo è diventata essa stessa un terreno di scontro. I dati possono essere ritardati, falsificati, bloccati o semplicemente controllati da soggetti i cui interessi non coincidono con quelli dell’informazione. E l’attuale escalation tra Stati Uniti, Israele e Iran, con missili e droni che attraversano lo spazio aereo della regione, rende tutto ancora più delicato.
Nel Golfo, le infrastrutture satellitari sono in gran parte gestite da realtà finanziate dagli stati. Space42 negli Emirati Arabi Uniti si occupa di comunicazioni sicure e osservazione della Terra, la saudita Arabsat gestisce trasmissioni e banda larga, Es’hailSat in Qatar supporta la connettività regionale. Tutte operano sotto stretta supervisione governativa. L’Iran, dal canto suo, sta costruendo un sistema parallelo: il satellite Paya, lanciato dal cosmodromo russo di Vostochny, fa parte di una strategia per espandere le capacità di sorveglianza senza dipendere dalle infrastrutture occidentali. Il settore delle comunicazioni satellitari in Medio Oriente vale oltre 3,7 miliardi di euro e potrebbe raggiungere i 5,2 miliardi entro il 2031.
Quando verificare i fatti diventa quasi impossibile
Le flotte commerciali nell’orbita terrestre bassa, come quelle di Planet Labs e Maxar, funzionano diversamente dai sistemi governativi. Il vero problema, però, è l’accesso ai dati. I governi hanno la priorità nell’acquisizione delle immagini, mentre redazioni e ong dipendono da abbonamenti a pagamento. A marzo Planet Labs ha annunciato che i ritardi nella pubblicazione delle immagini dal Medio Oriente si sarebbero allungati di ulteriori due settimane, spiegando che la scelta serviva a “garantire che le immagini non vengano sfruttate da soggetti ostili per colpire personale e civili di paesi alleati e partner della Nato”.
Maryam Ishani Thompson, reporter specializzata in Osint, ha spiegato che “la perdita di Planet Labs pesa così tanto perché garantiva aggiornamenti molto rapidi. Nemmeno rivolgendoci ai satelliti cinesi li otteniamo con la stessa velocità”. Da quando sono iniziati questi ritardi, piattaforme cinesi come MizarVision stanno registrando un aumento degli utenti. Russia e Cina stanno condividendo sempre più l’accesso ai dati satellitari con l’Iran, segno che le aziende che un tempo stabilivano cosa il mondo potesse vedere non sono più le uniche ad avere occhi puntati sul Golfo.
Le conseguenze concrete per chi vola sul Golfo
Flightradar24 ha segnalato “un aumento drastico delle interferenze GPS nella regione dall’inizio della guerra, soprattutto nell’area sud orientale della Penisola arabica. Un pilota che vola regolarmente sulle rotte del Golfo ha descritto cosa succede nella cabina di pilotaggio: tutto inizia con un messaggio sul Flight Management Computer che indica la perdita del segnale GPS.
Quando entrambi i segnali vengono meno, si passa al Distance Measuring Equipment, un sistema di navigazione di backup che calcola la posizione dell’aereo misurando la distanza da radiofari a terra. Si perde così l’accesso all’Enhanced Ground Proximity Warning System, un sistema fondamentale che avvisa i piloti quando l’aereo rischia di avvicinarsi troppo al suolo. A questo si aggiungono lo spoofing e il jamming del GPS, che possono alterare la sincronizzazione degli orologi di bordo. Le procedure per far fronte a queste situazioni sono state introdotte su larga scala solo pochi anni fa, in risposta alle interferenze emerse durante la guerra tra Russia e Ucraina, ma sono ormai routine anche sopra il Golfo.
