Il relitto della Rooswijk torna a far parlare di sé, e stavolta non sono le onde a raccontare la storia, ma ciò che il fondale marino ha custodito per quasi tre secoli. Un ritrovamento straordinario che comprende argento, oggetti personali e perfino un baule ancora chiuso, rimasto sigillato dal 1740. Quello che sembrava un capitolo dimenticato della navigazione coloniale olandese si è trasformato in una delle scoperte archeologiche subacquee più affascinanti degli ultimi anni.
Era il gennaio del 1740 quando lungo le coste del Kent, in Inghilterra, iniziarono ad arrivare lettere, frammenti di carico e piccoli effetti personali trascinati dalle correnti. Quella scia di oggetti raccontava, pezzo dopo pezzo, la fine di una nave appartenente alla potente Compagnia Olandese delle Indie Orientali, in rotta verso Giacarta. La Rooswijk, questo il nome dell’imbarcazione, era affondata nelle acque gelide della Manica, portando con sé equipaggio, merci preziose e storie individuali che nessuno avrebbe più potuto ascoltare. Almeno, non per molto tempo.
Cosa è stato trovato nel relitto della Rooswijk
Le operazioni di recupero sul relitto della Rooswijk hanno portato alla luce un quantitativo notevole di monete d’argento, lingotti e oggetti di uso quotidiano appartenuti ai marinai e ai passeggeri. Bottoni, fibbie, piccoli utensili, frammenti di ceramica. Ogni singolo pezzo racconta qualcosa sulla vita a bordo di una nave mercantile del XVIII secolo, su come si viveva, cosa si mangiava, quali erano le abitudini durante traversate che potevano durare mesi.
Ma il pezzo forte è senza dubbio quel baule rimasto chiuso per quasi 300 anni. L’apertura ha rivelato contenuti sorprendentemente ben conservati: effetti personali, documenti e piccoli oggetti che appartenevano probabilmente a un membro dell’equipaggio o a un funzionario della compagnia. Il livello di conservazione è stato possibile grazie alla combinazione tra il materiale del baule stesso e le condizioni particolari del fondale, dove sedimenti e basse temperature hanno creato una sorta di capsula del tempo naturale.
Il significato storico della scoperta
La Rooswijk non era una nave qualunque. Faceva parte della flotta della VOC, la Vereenigde Oostindische Compagnie, che per quasi due secoli ha dominato il commercio marittimo tra Europa e Asia. Ogni nave che partiva verso le Indie portava con sé enormi quantità di metalli preziosi destinati allo scambio commerciale, oltre a centinaia di persone tra equipaggio e passeggeri. Quando una di queste navi affondava, non si perdeva solo un carico economico, ma un intero microcosmo sociale.
Il relitto della Rooswijk giace a circa 25 metri di profondità, sui banchi di sabbia noti come Goodwin Sands, un tratto di mare tristemente famoso per aver inghiottito nel corso dei secoli un numero impressionante di imbarcazioni. Le campagne di scavo archeologico subacqueo condotte in collaborazione tra autorità britanniche e olandesi hanno permesso di catalogare migliaia di reperti, molti dei quali oggi esposti o in fase di studio e restauro.
Tra i materiali recuperati figurano anche strumenti di navigazione, elementi strutturali della nave e resti organici che gli esperti stanno ancora analizzando per ricostruire con maggiore precisione le circostanze esatte del naufragio. L’argento recuperato dal relitto della Rooswijk, da solo, rappresenta uno dei carichi più consistenti mai estratti da un relitto di epoca coloniale nel nord Europa.
