Il Decreto Bollette torna a far discutere, e stavolta il tema è uno di quelli che scotta. L’ultimo emendamento approvato dalla commissione Attività produttive della Camera ha deciso di rimandare la chiusura delle centrali a carbone al 31 dicembre 2038. Uno slittamento enorme, di ben 13 anni rispetto alla scadenza originaria fissata al 31 dicembre 2025 dal Piano nazionale energia e clima. Le ragioni? La crisi energetica che continua a mordere, l’instabilità dei mercati internazionali, il conflitto in Medio Oriente e soprattutto la chiusura dello stretto di Hormuz, che ha reso tutto ancora più complicato.
Attenzione però a un dettaglio fondamentale: il fatto che la scadenza venga spostata al 2038 non vuol dire che domani mattina le centrali italiane a carbone riprendano a funzionare come se nulla fosse. Sarà il Governo a dover autorizzare caso per caso l’eventuale riaccensione, decidendo anche la modalità di impiego. Le opzioni sul tavolo sono due: utilizzo continuativo oppure cosiddetta riserva fredda, cioè la centrale resta spenta e viene attivata solo in caso di reale necessità. E qui nascono i problemi concreti. Le centrali di Civitavecchia e Brindisi, per esempio, sono ferme da anni. Rimetterle in moto comporterebbe costi tutt’altro che trascurabili.
Secondo le stime del MASE, l’operazione diventerebbe economicamente sostenibile solo se il prezzo del gas superasse i 70 euro al megawattora, mentre oggi ci si aggira intorno ai 56 euro al MWh. I costi potrebbero scendere ulteriormente qualora l’Unione Europea decidesse di rivedere il meccanismo degli ETS (il sistema di scambio delle quote di emissione), o addirittura di sospenderlo, come il Governo italiano chiede ormai da tempo in nome della competitività delle imprese.
Stretta sul telemarketing e nuove regole per i contratti
Il Decreto Bollette non si limita alla questione energetica. L’emendamento introduce anche una novità piuttosto significativa sul fronte del telemarketing. Il principio è semplice ma potente: i contratti proposti per telefono saranno considerati nulli se manca il consenso esplicito da parte dell’utente. Tradotto: nessuno potrà più ritrovarsi abbonato a qualcosa senza aver detto chiaramente di sì. Il consumatore potrà essere contattato telefonicamente o via messaggio solo in presenza di un’autorizzazione preventiva e verificabile. Chi subisce violazioni avrà la possibilità di segnalare il tutto all’AGCOM e al Garante della Privacy.
C’è poi un altro tassello nuovo, l’articolo 1 bis, che riguarda la correttezza, la trasparenza e l’adeguatezza delle attività di consulenza e delle proposte contrattuali nei settori dell’energia elettrica, del gas naturale e delle telecomunicazioni. Prima di stipulare un contratto, gli operatori saranno obbligati ad acquisire informazioni reali sulle esigenze del cliente e a valutare se la proposta sia davvero adeguata. Non un dettaglio da poco. Gli operatori verranno ritenuti direttamente responsabili della correttezza delle attività di consulenza e della proposta contrattuale, che vengano svolte in proprio o tramite soggetti terzi.
