Le spedizioni di PC nel 2026 sono destinate a subire una frenata che, per quanto non drammatica, racconta parecchio di quello che sta accadendo nell’industria dell’hardware. Stando alle stime più recenti, il prossimo anno si fermeranno a circa 262 milioni di unità, con un calo del 5% rispetto al 2025. Il motivo principale? L’aumento dei prezzi delle memorie DRAM e NAND, che sta costringendo i produttori a ritoccare i listini verso l’alto. E quando i prezzi salgono, la domanda inevitabilmente ne risente.
La dinamica è piuttosto lineare. I costi dei componenti crescono, gli OEM si trovano davanti a un bivio poco piacevole: assorbire il colpo sui margini oppure scaricare tutto sul prezzo finale. Molti stanno già scegliendo la seconda strada, e gli effetti sulla domanda si fanno sentire. L’aumento del prezzo medio di vendita può parzialmente compensare i volumi persi, certo, ma il rischio concreto è quello di chiudere l’anno con ricavi complessivamente più bassi.
Windows 11 e il ciclo di sostituzione tengono in piedi il mercato
C’è però un elemento che impedisce al mercato PC di andare in caduta libera. Circa il 40% dei computer attualmente in uso gira ancora su versioni precedenti a Windows 11, il che significa che esiste un bacino enorme di dispositivi potenzialmente da aggiornare. La spinta di Microsoft verso la migrazione continua a generare un ciclo di sostituzione dell’hardware che, pur non essendo sufficiente a ribaltare il trend negativo, quantomeno lo attenua in modo significativo rispetto ad altri comparti dell’elettronica di consumo.
Le performance dei singoli produttori, però, raccontano storie molto diverse tra loro. Lenovo, HP e Dell dovrebbero registrare cali contenuti, nell’ordine di pochi punti percentuali. Dell in particolare mostra una certa resilienza grazie alla sua posizione forte nei segmenti business e premium, dove la sensibilità al prezzo è naturalmente più bassa.
Apple punta a guadagnare terreno, ASUS e Acer più in difficoltà
Discorso diverso per Apple, che sembra intenzionata a sfruttare questa fase per allargare la propria fetta di mercato. La strategia ruota attorno al nuovo MacBook Neo, un modello pensato per intercettare la domanda nei segmenti education e fascia economica, territori storicamente poco presidiati dall’azienda di Cupertino. A questo si aggiunge l’arrivo atteso dei primi modelli con schermo OLED, che andrebbero a innalzare ulteriormente il posizionamento della gamma.
La situazione appare più complessa per ASUS, Acer e i marchi di fascia secondaria. La loro esposizione ai prodotti più economici li rende particolarmente vulnerabili all’aumento dei costi e alle turbolenze della catena di approvvigionamento, soprattutto in una fase di scarsità di componenti.
David Naranjo, direttore associato di Counterpoint Research, ha spiegato che le pressioni sul fronte dell’offerta continueranno nel 2026 a causa della carenza di memorie e dell’aumento dei prezzi, ma il ciclo di aggiornamento legato a Windows 10 e Windows 11 potrebbe sostenere parzialmente le spedizioni nella prima metà dell’anno. Secondo Naranjo, la situazione dovrebbe iniziare ad attenuarsi verso la fine del 2026, mentre i PC con funzionalità AI continueranno a guadagnare terreno grazie anche ai nuovi chip di Qualcomm e all’evoluzione delle CPU di Intel e AMD, offrendo supporto a una crescita annua stabile o moderata nel 2027.
