Le multe dell’UE alle Big Tech americane stanno diventando un terreno di scontro diplomatico sempre più acceso tra Washington e Bruxelles. Andrew Puzder, ambasciatore statunitense presso l’Unione Europea, ha attaccato frontalmente le politiche europee in materia di regolamentazione tecnologica, sostenendo che le sanzioni miliardarie e le norme sempre più stringenti rischiano di spingere le aziende americane a ridurre drasticamente la propria presenza nel Vecchio Continente. Il messaggio è piuttosto chiaro: se l’Europa non allenta la presa, resterà tagliata fuori dalla corsa all’intelligenza artificiale.
Le parole di Puzder sono arrivate durante un’intervista televisiva, e non lasciano molto spazio all’interpretazione. L’ambasciatore ha spiegato che se l’Unione Europea vuole davvero partecipare all’economia legata all’IA, avrà bisogno di data center, dati e accesso all’infrastruttura hardware statunitense. E che non si può continuare a cambiare le regole del gioco infliggendo sanzioni enormi alle stesse aziende che dovrebbero fornire quell’infrastruttura. Le aziende in questione, ha sottolineato, sono note a tutti. Se vengono regolamentate fino al punto da spingerle fuori dal continente, l’Europa semplicemente non farà parte della nuova economia dell’IA.
Le sanzioni miliardarie e la risposta di Bruxelles
Il contesto in cui si inserisce questa dichiarazione è tutt’altro che nuovo. Negli ultimi anni, la Commissione europea ha inflitto sanzioni miliardarie a società come Google, Apple e Meta, contestando violazioni legate alla concorrenza, alla pubblicità e all’uso dei dati personali. Washington ha sempre considerato queste misure come arbitrarie, quando non apertamente discriminatorie nei confronti delle imprese statunitensi. L’Unione Europea, dal canto suo, continua a ribadire che le proprie regole si applicano a tutte le aziende senza distinzione, con l’obiettivo di garantire concorrenza leale e tutela dei consumatori.
Puzder, tra l’altro, non è l’unico a brandire la minaccia di ritorsioni. Già nell’agosto 2025, il presidente Trump aveva promesso di colpire con ulteriori dazi e restrizioni all’esportazione qualsiasi paese le cui tasse, leggi e regolamenti prendessero di mira le aziende americane. Eppure, nonostante quelle parole, la sanzione forse più clamorosa è arrivata puntualmente un mese dopo: la Commissione europea ha multato Google per 2,95 miliardi di euro per la sua attività nel settore della tecnologia pubblicitaria. L’accusa era di aver favorito sistematicamente i propri servizi a scapito di concorrenti, inserzionisti ed editori.
L’UE non rallenta: nuovo procedimento contro Snapchat
E l’attività sanzionatoria dell’UE non sembra affatto rallentare. Proprio questa settimana, la Commissione ha avviato un procedimento formale per verificare che Snapchat rispetti il Digital Services Act (DSA) in materia di sicurezza dei minori online. Un segnale che Bruxelles non ha intenzione di fare passi indietro, nemmeno di fronte alle pressioni diplomatiche americane. La tensione tra le due sponde dell’Atlantico, insomma, è destinata a restare alta ancora a lungo, con le multe dell’UE alle Big Tech che continuano a rappresentare uno dei nodi più delicati nei rapporti commerciali tra Stati Uniti ed Europa.
