Le prime voci su Exynos 2800 stanno già facendo il giro del web, nonostante il predecessore Exynos 2600 sia uscito praticamente da poche settimane. Eppure il mondo dei semiconduttori funziona così: si lavora sempre con almeno un paio di generazioni di anticipo. E Samsung, a quanto pare, ha le idee abbastanza chiare su dove vuole andare con il chip che dovrebbe finire a bordo dei Galaxy S28, attesi indicativamente nel 2027.
Il progetto porta il nome in codice Vanguard, e la fase di progettazione dell’architettura dovrebbe chiudersi entro la fine del 2026. Ma la notizia più interessante non è tanto il nome quanto la filosofia che Samsung sembra voler adottare questa volta. Niente corse al nodo più piccolo possibile: inizialmente si parlava di un processo produttivo a 1,4 nm, ma la decisione finale è stata quella di restare sul nodo a 2 nm. Una scelta conservativa, certo, ma che ha una logica precisa.
Samsung ha scelto di restare sul processo a 2 nm: ecco perché
Il nodo scelto per Exynos 2800 dovrebbe essere una versione evoluta dell’attuale SF2, già impiegato per stampare Exynos 2600. Il nome? SF2P Plus. Esiste anche una variante senza il suffisso Plus, che potrebbe essere destinata al futuro Exynos 2700, il chip previsto per l’anno prossimo. Parlando di numeri, SF2P promette il 12% di prestazioni in più rispetto al nodo attuale, consumi ridotti del 25% e una riduzione dell’area del chip dell’8%. La versione Plus dovrebbe aggiungere a tutto questo la tecnologia chiamata “Optic Shrink”, pensata per spingere ancora più in alto efficienza e prestazioni, anche se al momento non ci sono dati precisi su quanto guadagno reale potrà portare.
La ragione dietro questa prudenza è piuttosto evidente. Samsung negli ultimi anni ha avuto problemi seri con la resa produttiva dei propri chip. Il caso più clamoroso è stato quello di Exynos 2500, che ha sofferto di prestazioni deludenti e una diffusione estremamente limitata. E prima ancora c’era stato Exynos 2300, letteralmente cancellato senza che venisse mai fornita una spiegazione ufficiale. Due episodi che hanno minato la credibilità della divisione semiconduttori e che adesso Samsung vuole chiaramente lasciarsi alle spalle.
Samsung vuole riportare Exynos anche su Galaxy S Ultra
C’è un dettaglio che racconta bene le ambizioni di Samsung. Da diversi anni ormai, il modello di punta della gamma, cioè Galaxy S Ultra, monta esclusivamente chipset Snapdragon di Qualcomm. Una scelta che la dice lunga su quanta fiducia Samsung stessa nutrisse nei confronti dei propri Exynos recenti. Con Exynos 2800, però, il piano sembra essere quello di cambiare rotta e riportare il chip proprietario anche sullo smartphone flagship più prestigioso del catalogo.
